Vite esemplari: La terra è la mia preghiera un libro su Gino Girolomoni, primo agricoltore bio in It

Altrimondinews.it, 19 marzo 2015

 Presentato ieri a Palazzo San Macuto, nella sede della biblioteca della Camera dei Deputati a Roma, il libroLa terra è la mia preghiera di Massimo Orlandi, dedicato alla vita diGino Girolomonipioniere del biologico in Italia. Nel terzo anniversario della sua scomparsa, viene dedicato un omaggio ad un visionario in tema di ambiente, che ha dedicato la sua vita all’amore e al rispetto della madre terra. Fondatore della Cooperativa Alce Nero divenuta poi Montebello e dopo la sua scomparsa Girolomoni, Gino Girolomoni è stato un uomo di grande fede che è riuscito anche nell’ambizioso progetto di costruire un nuovo modo di pensare.

La sua vita non è facile, a soli 4 anni perde la mamma e a 6 viene mandato in un collegio per studiare da cui uscirà a 18 anni diplomato perito meccanico. Come spiega l’autore del testo, Gino non amerà molto raccontare di quel periodo, ma nonostante sia un ragazzo responsabile ed istruito, quando sarà il momento di impiegarsi in Svizzera, sceglie l’incertezza e la fatica della terra, proprio come se fosse la sua missione. Fa una scelta impopolare per i tempi, ma si dedica al punto che per aiutare i contadini e per difenderne la cultura è sindaco per due volte della sua cittadina Isola del Piano (PU). Nel 1973 organizza la prima mostra dell’arte della civiltà contadina, divenuta oggi permanente nella sua tenuta di Montebello (PU). Riesce a catalizzare l’attenzione sulle problematiche del mondo contadino chiamando a raccolta numerosi intellettuali tra cui Pier Paolo Pasolini, Sergio Quinzio, Paolo Volpone e Guido Ceronetti che dirà: “… il monastero di Montebello non è un luogo di fratima l’abitazione di una numerosa famiglia, la sede di un laboratorio di erboristeria e un punto di incontro di ecologisti, teologi, filosofi, archeologi, cooperativisti, che vi tengono i loro convegni, secondo gli estri e i fini battaglieri di Gino Girolomoni”. Il precursore del biologico in Italia si sente egli stesso contadino e crede in Dio, sostenendo che fede e vita non sono separate ma si dimostra la propria fede attraverso la vita che si conduce, amava ripetere che “il grano è come Gesù Cristo, non ti tradisce mai”. Il progetto dellaristrutturazione del monastero di Montebello ha radici lontane, Gino appena ventenne ne rimane attratto tanto da osservarlo per ore. Al suo fianco arriva presto l’incantevole moglie Tullia che appoggia in pieno il suo visionario progetto. Nel 1971 riesce ad ottenere un comodato d’uso gratuito per l’uso di parte del rudere, comincia ad occuparsene, e nel 1976, insieme a moglie e al primo figlio Samuele, va a vivere nell’unica stanza rimasta in piedi, il refettorio. Il rudere diventa via via casa, casa aperta a tutti e poi Cooperativa, diventa luogo di incontro e fucina di un modo di vivere rispettoso degli uomini e dell’ambiente. Sarà il luogo in cui nascerà l’agricoltura biologica, Gino si dedica al suo progetto di raggiungere l’autonomia produttiva dal grano alla pasta, vuole riportare la vita sulle colline creando lavoro, diffondere l’idea chebiologico non riguarda solo l’agricoltura, ma è uno stile di vita e fa divulgazione fino ad arrivare al Parlamento Europeo con la sua lotta contro gli Ogm.

In occasione della presentazione del libro, fortemente voluta dall’OnSerena Pellegrino (SEL), sono presenti in sala numerose personalità in ambito di ambiente, molti gli interventi commossi e partecipati che hanno reso omaggio ad una figura rimasta nel cuore di tanti. A cominciare il proprio ricordo il Cardinale Francesco Coccopalmerio che dice: “L’opera di Gino è stata quella di trasformare in concretezza alcuni ideali. Ci ha indicato il sentiero da seguire in armonia col creato. (…) dobbiamo essere tutti custodi gli uni degli altri e custodi del creato, Gino ce l’ha insegnato”. Segue l’intervento di Grazia Francescato: ”Ricominciamo da tre verbi:ricordaretrasmettere e costruire (…). Ricordare serve a trasmettere patrimoni, esperienze e valori. Trasmettere serve a costruire un progetto politico, una polis che includa tutti gli esseri viventi. Gino incarnava questi tre verbi, ricordava, aveva memoria lunga, voleva riportare i valori della comunità contadina quali la solidarietà e il valore della parola data. Gino ricordava e trasmetteva, alla moglie, ai figli, alla sua comunità, all’Italia, fino al Mediterraneo. Gino costruiva, diceva di sé “mi sento un cane che abbaia per difendere la campagna”. Costruisce Alce Nero (…), costruisce all’interno di una vita politica quindi collettiva”. Grazia Francescato conclude il suo intervento parafrasando una frase detta da Madre Teresa di Calcutta: “Voi non siete chiamati ad avere successo, voi siete chiamati ad essere fedeli. Gino era così”. Affettuose parole sono state dedicate a Girolomoni anche da Fulco PratesiFabrizia De Ferrariis PratesiMaria Grazia MammucciniGiannozzo Pucci e Raffaele Zanoli, come pure nei messaggi giunti daGuido Ceronetti e Vandana Shiva. L’incontro è stato arricchito da toccanti brani del libro letti dall’attore Luca Mauceri. A conclusione dell’incontro il saluto dei figli di Gino, Samuele, Giovanni Battista e Maria, che continuano la faticosa ma esemplare opera del padre e della madre a Isola del Piano, portando avanti la cooperativa e il messaggio di un uomo ai loro occhi dai grandi valori e dalla grande forza.

Ivana Ferrante