UOMINI DA RICORDAREQuando fummo privati di una bandiera
è a te che siamo venuti
a chiederne una nuova.
L’eco del tuo lavoro d’artista
quale inventore di una immagine adatta
alle opere di pubblica utilità
che lanciasti nella Pesaro post-sessantotto
aveva raggiunto confini lontani
ed anche questi e allora
ci siamo ricordati di te.
Noi cercavamo un artista geniale
colto, amante di queste terre
in grado di capire in fretta
chi fossero questi committenti della campagna
e quale simbolo inventargli.
Dopo pochi incontri di dialoghi,
domande, discussioni
sei arrivato con la proposta shock
che ci ha stupito
frutto della tua fantasia creativa:
il monastero come lo vedono
quelli che volano nel cielo.
E’ un enigma, un codice
hanno subito commentato
gli amici svizzeri di Claro
approvandolo con entusiasmo.
Quanti incontri per la pubblicità
e la campagna sul biologico dell’Associazione
e quanti progetti ancora da finire
e quante iniziative avrebbero promosso
le nostre fantasie unite.
E invece un giorno, all’improvviso,
nel tuo rifugio di Monteluro
ti sei addormentato per sempre
lasciando senza fiato le tue creature
e gli amici, i tuoi estimatori,tanti
e a Pesaro te lo hanno dimostrato
il giorno del saluto.
Non hai fatto in tempo a darmi la tua ricetta
dell’acqua cotta
e le altre della passione culinaria
che condividevi con la ceramica
ma ci penserà Italo
che volevi assolutamente farci conoscere.
Ogni tanto lo incontro
e nel suo volto vedo il tuo sguardo
e quell’inspiegabile sorriso che portavi.
Eri anche generoso, Massimo,
ricordo i manifesti per gli spettacoli di Ceronetti
che non hai messo nei conti,
forse è per questo che il cuore
si è fermato presto: i cuori di quelli come te
lavorano di più.
Troppo presto, in verità,
ma sei riuscito a non farti dimenticare da noi:
ogni giorno applichiamo cinquantamila volte
il simbolo che ci hai donato
e come potremmo non pensare all’inventore?
Anni trenta, poi venti,
poi uno, poi basta.