UNA SFIDA CULTURALE E IMPRENDITORIALE

Il Sole 24 Ore
Centronord
Mercoledì 29 giugno 2011

La Cooperativa Alce Nero compie 40 anni. Il presidente Gino Girolomoni fa il punto sul settore biologico in Italia e gli obiettivi del nuovo marchio Montebello

Nascere e crescere con sani principi rivolti al rispetto della natura, della terra, dell’ambiente che li circonda: su queste premesse si è sviluppata la Cooperativa Alce Nero. Il monastero di Montebello è diventato il suo marchio, simbolo di quei valori che Gino Girolomoni, vero deus ex machina del progetto, ha cercato di sviluppare nel corso degli anni: “E’ cosa buona e giusta definire il biologico, una sfida culturale. Oggi capisco che per una parte dei centomila addetti, possa non essere così. Tuttavia per coloro che l’hanno cominciata a praticare e a divulgare negli anni Settanta, era certamente un nuovo modello di sviluppo basato sulla difesa dell’ambiente e della salute dei consumatori”, ha spiegato Girolomoni che, sin da quando aveva vent’anni ha percepito che nella “natura” stava arrivando qualcosa che la natura stessa rifiutava. Si trattava dei concimi chimici, dei diserbanti e degli antiparassitari, oggi cresciuti in tutto il mondo: “Non si poteva, credevo allora, e non si può nemmeno oggi continuare con questo disprezzo per la natura. Che il vecchio modello di sviluppo sia giunto al termine, mi sembra evidente. Quello nuovo parte da qui: il biologico, le medicine dolci, l’energia rinnovabile, un ritorno a produrre cibo anche nelle aree cosiddette emarginate”. Deciso, sicuro di sé e del suo credo, sostenuto anche da dati che gli regalano speranze: i consumi di biologico, infatti, sono in crescita. Ciò significa che i consumatori sono sempre più informati e attenti: “Non aumenta però altrettanto la produzione. I media, l’intellighenzia, non ci dedicano l’attenzione che meritiamo. Non siamo in linea con le preferenze dei poteri: chirurgia estetica, cibo industriale, effimero, nani e ballerine. Un esempio per tutti? Una delle realtà che più di tutte mi fa sentire fiero di essere italiano è la mensa biologica del Comune di Roma: 170.000 pasti bio al giorno di cui non parla nessuno. Eppure a Parigi, Londra, New York ce la invidiano”. La Cooperativa Alce Nero è figlia sua. Un compleanno importante per una realtà che cresce a vista d’occhio: “I 40 anni di Montebello sono un traguardo raggiunto. Mi ricordano novità coraggiose, lotte, fatiche ma anche amicizie e passioni. So, insieme alla mia famiglia e ai miei amici, di non avere sprecato la vita. E ai giovani che si chiedono cosa fare da grandi, abbiamo indicato una via. Recentemente sono stato a Pesaro con Carlo Petrini che diceva a 500 ragazzi della città: “Dovete volare alto, se non cominciate ora, quando?”.”. Girolomoni ha ancora sogni da realizzare e continua a combattere per ottenerli: ora che quasi tutto l’antico monastero di Montebello è stato restaurato, chiesa compresa, vorrebbe ampliare la capacità ricettiva dell’agriturismo e fondare l’Università di Montebello dove venga fornita una visione globale del sapere anche a chi si è preparato in una disciplina. Una sorta di allargamento degli orizzonti verso il rispetto per il Pianeta e le sue risorse. Le iniziative, presenti e passate, continuano ad aumentare. Tra esse anche un nuovo prodotto che presto entrerà nel mercato del bio e l’AMAB: “E’ l’ Associazione Mediterranea Agricoltori Biologici. L’abbiamo fondata in Sicilia nel 1997. Eravamo in tanti, oggi con pochi mezzi, siamo organizzati in cinque Regioni. La sede nazionale è al monastero. Ritengo di mantenere innalzata la sua bandiera, come un simbolo, pensando a sussulti futuri. Oggi riesco soltanto a far giungere agli associati la nostra rivista trimestrale “Mediterraneo”. Per quanto riguarda il nuovo prodotto, invece, si tratta di “Graziella Ra”, un grano proveniente dall’Egitto alla cui moltiplicazione stiamo lavorando da trent’anni. Il chilo iniziale proveniva da uno scavo archeologico e si era conservato bene fino a germogliare. L’archeologo chiese solo di dare il nome della sua bambina, morta in tenera età. Adesso ne coltiviamo già 50 ettari e di quel grano ne abbiamo fatto diversi tipi di pasta che stanno per prendere la strada dei negozi biologici europei e del Giappone”.