UN INFARTO HA UCCISO GINO GIROLOMONI

Il Resto del Carlino
17 marzo 2012

Il malore, la corsa all’ospedale di Fossombrone e il tragico epilogo, aveva 65 anni

Gino Girolomoni è morto all’ospedale di Fossombrone ieri mattina poco prima di mezzogiorno. Aveva 65 anni. “Io ero in riunione al Comune di Motefelcino – racconta ancora piuttosto scosso il sindaco di Isola del Piano Giuseppe Paolini – e ho avuto la notizia della scomparsa di Gino da mio fratello, che a sua volta l’aveva saputa da uno dei figli di Gino, Samuele, era mezzogiorno e cinque…”.

Girolomoni si era sentito male una mezz’ora prima, verso le 11,30, a Isola del Piano, mentre con la figlia Maria si occupava delle solite incombenze relative alla Locanda Alce Nero,che dista più o meno duecento metri dal monastero di Montebello, dove Girolomoni abitava con Maria e il figlio più grande, Samuele. Girolomoni stava preparando un convegno sulla risurrezione di Lazzaro, in programma oggi al monastero di Montebello e di cui egli stesso avrebbe dovuto parlare.

Il malore, un forte dolore al petto, ha indotto Maria e il padre ad affrettarsi verso l’ospedale di Fossombrone, più o meno a mezz’ora di macchina da Isola del Piano. Quando padre e figlia sono finalmente arrivati al Pronto Soccorso, i sanitari non hanno nemmeno avuto il tempo di prestare le prime cure, perché Girolomoni, che pure si era diretto all’ingresso dell’ospedale con le sue gambe, si è accasciato proprio nel mentre un inserviente stava venendogli incontro con una sedia a rotelle.

Un infarto fulminante non ha lasciato scampo al fondatore di Alce Nero, Girolomoni, come ricorda il sindaco Paolini, non aveva alle spalle una storia di malattie di cuore.

Ricorda ancora il sindaco di Isola: “Sono ancora scioccato da questo lutto, che è arrivato del tutto inaspettato e quindi è ancor più sconvolgente. Gino era ancora attivissimo alla guida della cooperativa Alce Nero, in particolare per tutto quanto riguardava la parte culturale. Ieri stava preparando gli ultimi preparativi per un convegno che si sarebbe tenuto oggi a Montebello, uno dei tanti incontri che Alce Nero (ma sul piano commerciale dal 2004 il marchio era diventato ‘Montebello’ ndr) in questi anni ha dedicato alla memoria di Sergio Quinzio”.

Gino Girolomoni, che dal 1970 al 1980 era stato anche sindaco di Isola, lascia i tre figli Samuele, 37 anni, Giovanni Battista, 27, e Maria, 23. tutti e tre lavorano nell’Alce Nero. L’amata moglie Tullia se n’era andata un anno e mezzo fa per un tumore al pancreas.

I funerali che si svolgeranno domani alle 15 al monastero di Montebello, saranno officiati da don Sandro De Angeli, vicario generale della diocesi di Urbino. Oggi e domani mattina, chi vorrà potrà rendere omaggio alla salma nella camera ardente allestita al monastero. La salma sarà tumulata nel cimitero di Isola del Piano.

OGGI AVREBBE DOVUTO PARLARE DELLA RISURREZIONE DI LAZZARO.
CONTADINO DI DIO CHE COLTIVAVA I VALORI DELLA TERRA

Gino Girolomoni, il contadino di dio. Gino il profeta della terra, il difensore dei valori che una zolla può contenere, dei suoi profumi, della sua essenza. Gino il padre del biologico in Italia, l’eremita di Montebello, l’imprenditor rurale conosciuto in tutto il mondo, dal Giappone all’America, l’uomo delle scommesse impossibili vinte con la forza della Provvidenza, il ricercatore. “Gli Ogm, la clonazione, la brevett5abilità delle forme viventi: siamo al delirio di onnipotenza”, il suo manifesto di richiamo a Dio. Gino Girolomoni era nato a Isola del Piano. Dai primi anni ’70 aveva preso in comodato il monastero di Montebello, che frequentava con la moglie Tullia e col teologo e filosofo Sergio Quinzio. Qui, nella pace dei ruderi da risollevare, avrebbe fatto crescere la sua splendida famiglia. Montebello diventa un luogo di respiro culturale e spirituale. Un laboratorio di idee. Dall’estate del 1972 Gino vi invita i giovani di Isola del Piano ponendo loro un interrogativo: Perché l’abbandono delle campagne? Da quella domanda nasce l’associazione culturale ‘La crina’ che riattiva alcuni telai a Isola e valorizza la civiltà contadina con mostre e incontri fra intellettuali e realtà contadina a cui parteciparono personalità del calibro di Carlo Bo, Paolo Volponi, Guido Ceronetti, Fausto Belfiore. Nasce l’idea di tornare a coltivare la terra, nel 1977, nasce la cooperativa Alce Nero.

La svolta negli anni ’80, quando la Rapunzel, leader tedesca del biologico, arriva a Montebello e commissiona ad Alce Nero la pasta a suo marchio. Un successo italiano ed europeo. “Gino promuoveva la pasta, il primo a produrla bio in Italia, e io a venderla dietro di lui”, ricorda ancora il sindaco Giuseppe Paolini. Si aprono anche i mercati degli Stati Uniti, del Giappone, in Israele, Francia e Svizzera. Nel 1986 viene costruito il pastificio, l’unico, ancora oggi, che lavora solo ed esclusivamente farine di provenienza biologica.

Nel 2004 la decisione di cedere il marchio alla Coop col marchio Corticella. Si riparte con marchio Montebello, con la Rapunzel e partner giapponesi, americani, francesi. Nel frattempo Gino fonda Mediterraneo, la rivista di agricoltura biologica, biodinamica, di ambiente, biodiversità, energia alternativa ma anche di fiolosofia, di teologia, di poesia e di cultura, a cui collaborano tra gli altri, Guido Ceronetti, Gianni Tamino, Emmanuel Anati, Giorgio Fornoni (collaboratore di Report Rai-tre), Piero Stefani, Giannozzo Pucci e con scritti di Ivan Illich, Sergio Quinzio, Josè Bovè. La ricerca della verità e di Dio lo porta con l’archeologo Emmanuel Anati nel deserto del Negev in Israele, a scoprire il vero monte Sinai e poi, appena l’anno scorso, a Efeso, nella casa di Maria di Magdala, in Turchia. Assieme e Paolini e a Paolo Pagnoni, docente dell’Alberghiero Santa Marta di Pesaro, stava lavorando a ‘Corto e mangiato’, festival del cinema e del cibo. Oggi Gino avrebbe tentato di fare luce sulla vita di Lazzaro dopo la Risurrezione. Un mistero che ha finalmente scoperto.


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