TU QUOQUE ALEMANNOA quest’anno che comincia appongo un marchio: “Quarant’anni a Montebello”. Montebello è l’angolo di mondo in cui sono venuto a vivere e dove ho fatto mettere le radici a tutte le cose che ritenevo utili alla mia visione del mondo. Questa visione è diventata un programma condiviso in primis dalla mia compagna Tullia, poi dagli amici, dai soci, dai miei figli e prevedeva di ricostruire un antico monastero e vivere di agricoltura.
Agricoltura buona però, quella che non inquina i suoli, i cibi, le acque, l’aria. Nel corso degli anni abbiamo dato a questa agricoltura il nome di biologica, quello che la riguarda è un mondo benemerito, fatto di gente che crede ancora negli ideali, nell’onestà, nella pulizia, nel futuro. Personalmente ritengo che questo settore sia nato per la forza e la speranza che ci hanno sparato quelli che dal Sessantotto al Settantasette non si accontentavano di quello che avevano trovato nella società in cui vivevano e penso che sia anche una delle cose più importanti che ha partorito quella stagione. Andare in ogni parte del mondo progredito e trovare questi cibi nati da uno stesso protocollo allieta la vita. Ma dicevo che il biologico non vive una stagione felice e non faccio fatica a dirvi tre o quattro argomenti che sono bastonate alle gambe da cui è difficile riprendersi.
1) I cardinali geneticamente modificati. Io sono un cristiano cattolico apostolico e anche romano (in quanto italiano) e mi fa una pena grande sentire questi cardinali che non capiscono niente di agricoltura e alimentazione benedire gli Ogm. Poi capite che consolazione ascoltarne uno che viene dall’Africa e sentirlo dire che l’unica soluzione per la fame del mondo è l’agricoltura biologica. Il cardinale Bernard Agrè della Costa d’Avorio sappia che 100 mila agricoltori biologici italiani lo benedicono insieme a 7/8 milioni di consumatori. Per i cardinali di Roma invece, nessuna benedizione, soltanto commiserazione per un’ignoranza inaudita: ma bisogna proprio dire che il disprezzo dei cittadini se lo vanno proprio a cercare, sono persino capaci di nominare amministratore delegato della loro banca tale Gotti-Tedeschi, pregiudicato per non aver saputo dire da dove venivano 26 milioni di euro e che in un convegno in Calabria organizzato dalle diocesi italiane ha avuto il coraggio di affermare nel suo intervento: “Se qualcuno in questi tempi difficili vi viene a parlare di decrescita, sparategli nelle gambe!”. Ha aggiunto, bontà sua, che gli spari erano da intendersi metaforicamente… Come si fa ad essere credibili con personaggi simili?
2) Tu quoque Alemanno! Una delle poche cose pubbliche per cui ero orgoglioso di essere italiano era la mensa biologica del comune di Roma. 165 mila pasti al giorno, dall’asilo alla terza media. A Tokyo, Parigi o in Germania era il mio fiore all’occhiello che sfoggiavo compiaciuto. Una grande opportunità per l’agricoltura biologica italiana che aveva fatto del comune di Roma il maggior acquirente di prodotti biologici. La stanno smantellando pezzo per pezzo e ne rimarrà un surrogato. Alemanno lo avevo conosciuto da ministro dell’agricoltura e lo giudicavo una persona seria…
3) L’innominato. Ho un amico nel vertice amministrativo e societario di un grande gruppo del bio italiano e non riesco a capire come riesca a mantenere la legale rappresentanza della sua società a un personaggio che il giorno che non ci sarà più i produttori biologici italiani accenderanno un cero a sant’Antonio da Padova. E poi, caro amico innominato, ricordati che la cultura e la filosofia sono arrivate da tempo a contraddire Niccolò Macchiavelli, che il fine mai può giustificare i mezzi.
4) Riflessioni dal Cairo. Nella mia cronaca sull’Egitto di Ibrahim Abouleish constatavo la misera fine della democrazia occidentale dovuta alla sua adorazione all’idolo dell’eguaglianza virtuale, siamo tutti uguali, tutti un voto, sia il cretino che Umberto Eco. Oggi Giovanna d’Arco sarebbe dichiarata incapace d’intendere e di volere, ai genitori sarebbe tolta la patria potestà e data a una comunità di recupero.