SOLTANTO L’AGRICOLTURA "BIOLOGICA" PUÒ SALVARE IL SETTORE DALLA CRISI

Il Resto del Carlino Marche

Franca Rossi

sabato 24 marzo 1979

Gino Girolomoni, sindaco di Isola del Piano, continua la sua battaglia

ISOLA DEL PIANO – Un’indagine conoscitiva parlamentare sui costi di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti agricoli è pervenuta a questa conclusione: in Italia esiste una notevole arretratezza nelle tecniche produttive, una frammentata distribuzione ed infine una mancanza di potere contrattuale dei produttori nei confronti dell’industria trasformatrice. L’indagine ha inoltre evidenziato il ridotto sviluppo dell’associazionismo (minori costi, qualità dei prodotti, trasporto) che si riflette nella proliferazione di attività intermediatrici che spesso hanno solamente scopi speculativi. Il settore agricolo vede le Marche in una posizione piuttosto difficile (contrariamente a quanto si verifica nel mondo della piccola e media industria in continuo sviluppo): ne abbiamo parlato con Gino Girolomoni sindaco di Isola del Piano che conduce da anni una non facile battaglia a favore dell’agricoltura biologica e delle cooperative.
“Il nostro modo di coltivare – dice il sindaco - è particolarmente arretrato: l’Italia infatti si è sempre preoccupata dell’industria, ma ha trascurato il suo patrimonio agricolo. Venti o trent’anni fa la vita del contadino marchigiano era di stampo ottocentesco, molto simile, per intenderci, a quella descritta da Olmi nel suo film, l’albero degli zoccoli. Poi i contadini sono divenuti coltivatori diretti, hanno assaporato il consumismo e ora non cercano altro.
- Come giudicare l’interesse dei giovani verso l’agricoltura?
“I giovani sono mossi da motivazioni molto attuali: vogliono ottenere prodotti commestibili senza però avvelenare irrimediabilmente la terra”.
- Detto questo, e considerato l’enorme numero di disoccupati, quali sono gli ostacoli che i giovani devono superare prima di poter occupare le migliaia di ettari di terra marchigiana abbandonata?
“La risposta è semplice: le lungaggini burocratiche scoraggiano chiunque cerchi di ottenere le terre incolte: a queste si aggiunge che i più volenterosi (quelli cioè che dopo anni ottengono le terre) si ritrovano a dovere affrontare economicamente le spese per l’installazione dell’impianto elettrico, dell’acqua e per la sistemazione della strada: l’agricoltura poi prima di dare una rendita richiede gravosi investimenti. I giovani spesso non sopportano la vita dei campi, si sentono abbandonati dallo Stato e se ne vanno preferendo un qualsiasi altro lavoro in grado di offrire un reddito sicuro ed immediato, e che richiede un orario fisso e meno sacrifici”.
- La nostra regione, tuttavia, non è solo una zona agricola. Non si può trascurare il turismo.
“Anche questo va detto: siamo una terra costiera e perciò turistica, ma fra qualche anno la crisi energetica colpirà inesorabilmente l’agricoltura (per coltivare occorrerebbero 12 kilowatt al giorno, ne abbiamo 1,5) nella zona di Fossombrone due industrie consumano circa 6000 kilowatt al giorno:il commento a queste cifre è superfluo. Le terre saranno sempre più avvelenate e considerata l’enorme spesa che l’Italia affronta per importare prodotti alimentari (carni, latte, formaggi, frutta…) dobbiamo tristemente concludere che in breve tempo i turisti dovremmo proprio mangiarceli?!”.
- C’è una soluzione, oppure l’Italia, e così le Marche, dovrebbero abbandonare la produzione agricola che sui mercati europei non è competitiva?
“L’unica possibilità è l’agricoltura biologica: i paesi del nord - Europa hanno iniziato in questi ultimissimi tempi a disintossicare le terre avvelenate da tutti i prodotti chimici usati per decenni: questi paesi chiedono prodotti genuini. Il mercato è perciò aperto a richiesta permette lavoro a tutti. Sono comunque necessari degli oculati finanziamenti e interventi tempestivi per tutelare gli agricoltori dalla prossima crisi energetica. A questo proposito la Regione Marche ha finanziato un corso per i giovani sulla “energia alternativa” previsto per i mesi estivi proprio a Isola del Piano”.