RIVISSUTO A ISOLA DEL PIANO L’ ANTICO E SUGGESTIVO RITO DELLA BATTITURA DEL GRANO

Carlino Marche (FRANCO DI BELLA – Direttore responsabile)

Giancarlo Di Ludovico

martedì 23 agosto 1977

 
Nel Pesarese singolare festa conclusa da un dibattito sulla realtà contadina

Una poderosa trebbiatrice fabbricata oltre sessanta anni fa ha inghiottito centinaia di covoni

Isola del Piano, 22 – Il tempo, nonostante le minacce, è stato clemente ed ha consentito ad una numerosa folla di assistere, nel podere Panari, al suggestivo rito della battitura del grano così come veniva effettuata un tempo. Una poderosa trebbiatrice della “Fratelli Carrà fu Patrizio” di Suzzara datata 1914 ha inghiottito instancabilmente centinaia di covoni di grano, mentre decine di braccia ripetevano i gesti tipici che per molti anni, avevano caratterizzato uno dei momenti più attesi ed importanti della vita e dei lavori dei campi.
Terminata l’operazione, mentre i contadini consumavano sull’aia il tradizionale pranzo di fine battitura, gli intervenuti prendevano d’assalto le cresce e il pane fatto con farina integrale condendolo con prosciutto, formaggio e vini altrettanto genuini. La sera l’appuntamento si è spostato sulla piazza di Isola del Piano dove diversi giornalisti e uomini di cultura hanno dato vita ad un vivace dibattito sulla realtà contadina.
Per Fausto Belfiori gli intellettuali hanno oltraggiato l’agricoltura ed il progresso, così come si è sviluppato, ha rappresentato un vero e proprio inganno. Per il giornalista la cosiddetta cultura progressista (egli ha anche affermato che il marxismo non ha più nulla da offrire) ha sconvolto un mondo, quello agricolo, e spetta ormai al contadino ritrovare il senso della propria identità. Gli ha fatto eco Guido Cerotti, il cui intervento stante la sua assenza, è stato letto da Carlo Bo che, dopo aver contestato Moravia per il quale la civiltà contadina è fonte di tutti i mali, ha affermato che la presenza della macchina è rovinosa e che l’industrializzazione esasperata ci distruggerà.
Mentre Glauco Casanova ha detto che bisogna guardare all’agricoltura senza voltare le spalle all’industria, facendo inoltre notare sia che l’agricoltura è in crisi sia che la stessa crisi investe specialmente da noi anche l’industria, Sergio Quinzio si è rilevato del tutto pessimista dichiarando che il mondo contadino non ha più possibilità di sopravvivere.
Paolo Volponi, da parte sua,non ha avuto dubbi nel dire che l’agricoltura potrà tornare a essere una protagonista della vita economica, culturale e sociale del nostro paese. Secondo lo scrittore urbinate ci sono molte comunità di giovani che tornano al lavoro agricolo anche per la crisi industriale, ma si tratta di dare all’agricoltura un’impostazione di tipo industriale, non escludendo la macchina e facendo intervenire il capitale pubblico come ha fatto e fa l’Iri.
Fabio Tomabri, concludendo la serie di interventi, ha ricordato una sua frase scritta per il “Carlino” venti anni fa e che diceva: industrializzare l’agricoltura è come agricolarizzare l’industria, anzi, ha aggiunto, forse questo si può anche fare. Egli è stato del parere che in campo industriale indietro ormai non si torna e che bisogna contemperare le due esigenze mettendo in guardia tuttavia dal rischio di ripetere gli errori che con il capitale pubblico sono stati fatti in campo industriale. Lo spettro dei paurosi deficit e pazze spese dell’Iri era ben presente a Tombari e non solo a lui.