PUBBLICATO UN VOLUME SULLA NUOVA CIVILTA’ CONTADINA DI ISOLA DEL PIANO

il Resto del Carlino

Sabato 31 maggio 1980

Raccolto da alcuni intellettuali il grido di dolore dell’Alce Nero

ISOLA DEL PIANO – “Nessuno ha mai voluto chiedersi veramente perché vent’anni addietro le colline dell’entro terra hanno perduto tre quarti degli antichi abitanti. Qualcuno pensa oggi di poter tornare ad abitarle, ma fino a quando non si sarà data esauriente risposta alla domanda mai seriamente fatta ciò non sarà possibile. E comunque non è detto che , andando a cercare e trovando le ragioni, si possa cambiare l’attuale cammino in pianura della realtà. Noi di Isola del Piano abbiamo formulato le ardue domande, cercando le risposte, trovato le proposte, ma in questi ultimi anni abbiamo perduto altri cento abitanti (su ottocento).” E quando si legge nella copertina del volume “Intellettuali e realtà contadina: studi e ricerche per una nuova società rurale” uscito in questi giorni per iniziativa del Comune di Isola del Piano e, in prima persona, del sindaco del piccolo Comune rurale, Gino Girolomoni. Il libro segue un incontro, svolto nel 1977 sempre ad Isola del Piano, sullo stesso tema degli “Intellettuali e realtà contadina”, con la partecipazione di Fausto Belfiori, Carlo Bo, Guido Ceronetti, Fabio Tombari, Giambattista Vicari, Paolo Volponi. “Per l’esperienza di questi dieci anni in cui sono stato il rappresentante pubblico dei campi semivuoti e dei contadini solitari di Isola del Piano – scrive Gino nella premessa – devo dire che ha ragione Ceronetti: se i contadini vogliono ottenere qualcosa, si vestano da metallurgici. E devo purtroppo riconoscere amaramente con Sergio Quinzio che è assai difficile che i giovani prendano in mano una vanga per l’orto o un’accetta per fare legna nel bosco”.
È un atto di rassegnazione di chi, come Girolomoni e i suoi contadini di Isola, ha ancora il coraggio di lavorare la terra? Sentite il seguito è “ per far nascere le industrie e le città sono stati seminati in quei campi miliardi di denaro pubblico e di investimenti, perché adesso di miliardi non ne seminano qualcuno nelle colline e far in modo di non dover spendere più all’estero tanti soldi quanti ce ne vogliono per il petrolio per comprarci da mangiare?”. E ancora: “Vorrei cogliere l’occasione per lanciare un messaggio al mondo universitario che si occupa del folclore, dei dialetti, della cultura contadina: i vostri cimiteri contadini sono deplorevoli, la vostra antropologia ci offende, i vostri conti non mi tornano; perché invece non venite con i vostri studenti a dare una mano a quei contadini ancora arrampicati sulle colline e aiutarli a produrre il grano e l’uva invece di comporre i loro necrologi?”. È il grido di dolore dell’”Alce Nero” ferito a morte, o è il grido di chi ha dissotterrato l’ascia di guerra? qualunque sia l’interpretazione, è una realtà con cui dobbiamo confrontarci se vogliamo sopravvivere.
Intanto in qualcosa Girolomoni è riuscito: ha avvicinato gli intellettuali alla realtà contadina, e lo confermano gli scritti, gli interventi e le presenze nel volume di Assunto, Baget Bozzo, Berberi Squarotti, Bausani, Bo, Glauco Casanova, Ceronetti, Conti, Cuppini, Ghiandoni, Lenti, Pasqualino, Quadrelli, Quinzio, Sanchioni, Semonti, Spadoni, Stefani, Tartaglia, Timio, Tombari, Vicari, Volpini: e questo è già un grosso successo.