NELLA PRIMAVERA IL MISTERIOSO "SOFFIO DI DIO"E Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne e Dio vide che era cosa buona (Genesi 1,11). Oggi gran parte dei nostri contemporanei, quelle che pensano che le None Sinfonie possano nascere per caso mettendo su un tavolo le note che poi in qualche milione di anni diventano da sole melodia, sorridono di questi concetti. Ma quello che più mi meraviglia è che anche molti credenti pensano che i racconti del Pentateuco siano metafore,consigli da interpretare per vivere meglio. Io sono lontano da questa concezione e nella nascita delle piante vedo veramente il soffio di Dio.
Che poi negli animali (pensate agli uccelli) si rafforza e nella vita umana raggiunge addirittura una perfezione sublime, il contenitore della gioia, della felicità, della sapienza, della speranza e anche del dolore purtroppo, che però è stata la nostra estrema libertà a inserire nella storia del mondo perché “i suoi occhi sono troppo puri per vedere il male”. La vita umana che racchiude l’anima , lo scrigno pieno di onde che ci può portare verso Dio. Ma che noi stiamo trasformando in macchina, con i suoi pezzi di ricambio, sperando di non vederne i risultati: le macchine le costruiamo perché durino il meno possibile così si ricomprano nuove. Siamo già in primavera e le piante ed i fiori sono impazienti di sbocciare. I germogli sono già nati in autunno, anzi sono i germogli che fanno cadere le foglie e questa scoperta l’ho fatta a quarant’anni, sorprendendomi non poco.
Anche il germoglio degli alberi che sbocceranno in primavera, se scavate un poco tra cielo e terra, vedreste che è già pronto come per esplodere di vita e di forza.
Provo sempre meraviglia nell’abbassarmi fino a terra e vedere la forza che esprimono un fiore un’erba o una pianta che stanno per nascere. E sono convinto anch’io che anche i vegetali abbiano un’intelligenza, che vibrino di gioia e di paura. Anche l’acqua possiede questa memoria primordiale. Anche i muri di una casa fatta di legno o di una terra cotta o di pietra. Nella casa del Trecento dove vivo, nell’inserire tubature di acqua e cavi elettrici ho studiato di fargli fare i percosi più brevi possibili perché sentivo la sofferenza di quei muri di pietra ad essere spaccati.Come Alce Nero, sioux convertito al cattolicesimo e che fece il missionario, che tremava per il dolore della terra nel vedere conficcare chiodi per fissare le traverse delle nascenti ferrovie. Lo so che questi discorsi ci porterebbero lontano, troppo lontano da dove ci troviamo noi, ma io desidero andare da quella parte perché mi ci trovo bene. Sto parlando di luoghi dello spirito, difficili da coltivare, non si mai cosa piantarci, quali concimazioni, quali trattamenti. Le piante, erbe, fiori, alberi ci difendono dalle conseguenze della nostra stoltezza che ha privato il corpo della propria pelle, cosa sarebbe se non questo il buco dell’ozono, che influenzerà gli oceani, il cibo per gli animali e la nostra vita? E tutti i veleni che facciamo respirare alle piante alla terra e a noi? Quando vedo nelle campagne e nei frutteti spargere diserbanti e antiparassitari penso ad Attila che in confronto a loro era un lord inglese. “ La vera forza vitale genera le gemme e dalle gemme il frutto. Anche dal legno secco germogliano di nuovo le gemme. Tutte le creature hanno qualcosa di visibile e qualcosa di invisibile in loro. Ciò che vediamo è solo una debole ombra; molto più potente e vitale è ciò che non si può vedere”. Così scrive la celebre badessa Ildegarda di Bingen. Rompere questi delicati equilibri è un crimine che Guido Cernetti vorrebbe aggiungere al cantico delle creature: “Beati quelli che hanno le mani pulite da crimini biologici”.