MA GUARDA QUEL "CITTADINO" DI MORAVIANella provincia di Pesaro esiste un paese, un piccolo paese come tanti altri: Isola del Piano, di cui è sindaco Gino Girolomoni che, con una serie di iniziative tendenti a fermare la emigrazione e a rivalorizzare il contesto naturale e culturale di quella zona, è forse uno dei pochi esempi di un lavoro diverso. Nell’estate del ’73 ha organizzato un’esposizione di attrezzature agricole, in tale occasione ha curato la pubblicazione: “L’antica civiltà contadina a Isola del Piano”. Nell’estate scorsa, invece, facendo rivivere “il rito” della battitura ha chiamato a discutere assieme alla gente diversi intellettuali di primo piano sulla civiltà contadina. Girolomoni è stato definito una “pulce” fastidiosa che dice troppo facilmente quello che pensa.
Noi crediamo che di queste pulci ce ne debbano essere di più. I nostri lettori avranno occasione di conoscere meglio Girolomoni in seguito, ma intanto ne possono avere un primo contatto con questo suo articolo. Egli ha scritto: “l’attività svolta in questi ultimi anni quale amministratore di un piccolo comune agricolo delle Marche in favore della cultura contadina penso mi dia il diritto di rispondere agli insulti dello scrittore Alberto Moravia, apparsi alla fine del suo articolo sul “Corriere della Sera” di domenica 26 febbraio scorso. Nell’incontro avvenuto quest’estate tra alcuni intellettuali e i contadini del luogo aveva già risposto a Moravia Guido Ceronetti, ma visto che Moravia continua a gloriarsi della sua “Cortese polemica” con Pasolini il discorso meriterebbe di essere ripreso”.
Un industriale e una città hanno partorito un figlio. Circa settanta anni fa. Il figlio è Alberto Moravia.  Fortunatamente non ci sarà il futuro, ma se ci fosse, di tutto quello che ha scritto quest’uomo non rimarrebbe niente e questa sarebbe una fortuna ancora maggiore di quella che il futuro possa anche non esserci.
Questo figlio dell’industria, chimica e metallurgica, in una “cortese polemica” con Pier Paolo Pasolini sosteneva che tutti i mali di questa società  provenissero dalla putrefazione dell’ormai defunta cultura contadina e dal fatto che non c’era abbastanza consumismo e abbastanza rivoluzione industriale.
Amici miei perché nel ’68 non avete appeso lui dalla finestra? (Quello che non si è fatto allora si fa sempre in tempo a farlo oggi). Pier Paolo Pasolini sosteneva il contrario. Scrive sempre Moravia sul Corriere del 26 febbraio scorso che è proprio dell’antropocentrica cultura contadina il disinteresse alle idee dietro le quali pensa ci siano sempre degli uomini magari delinquenti con interessi privati e ambizioni personali.
Secondo lui invece la cultura industriale preferisce le battaglia delle idee.
Ecco i risultati delle battaglia industriali: Cassa integrazione, disoccupazione, avvelenamenti, costi proporzionatissimi. La concezione antropocentrica e provinciale della cultura contadina avrà poche idee, ma fa nascere il grano. Dietro la “rivoluzione industriale” di Moravia c’è la crisi, il deficit, la morte. Severo, Ciriè. L’amico Diego Fiumani e i suoi tre colleghi sono morti per le radiazioni nel laboratorio di ricerca della Montedison.
Evviva le idee della rivoluzione industriale. Ha ragione la cultura contadina a diffidare degli uomini e delle idee e credere che dietro di loro ci siano dei delinquenti: non appena la storia fa qualcosa per darci fiducia nelle idee e negli uomini ecco i fatti che ci anno ripiombare nella chiusura più assoluta: è forse un’idea intelligente quella di quei delinquenti che hanno fatto sparire i due terzi dei contadini dalle campagne? La putrefazione, si sente il fetore anche qui, c’è ma viene dalle città. Le città non le abbiamo costruite noi e la nostra cultura contadina. Le hanno fatte le idee vostre con i soldi nostri. Le idee vostre sono i risultati che si vedono, i soldi nostri sono la fatica mal pagata dei contadini e degli artigiani della provincia italiana.
E ancora questi intellettuali di città e questi padroni delle idee, non l’hanno capita: dalla campagna i contadini continuano ad andarsene e ci vengono gli “intellettuali” delle città. Ma restate a morire d’un colpo nelle città che vi siete costruite, non venite a portarci la peste, ci avete rubato la nostra fatica lasciateci almeno la vita liberandoci da questa lebbra che è le idee vostre. I contadini continuano ad andarsene perché ancora i padroni delle idee non hanno fatto niente per cambiare la realtà delle campagne: negli ultimi vent’anni il valore del grano che produciamo è aumentato appena del doppio e i costi dei prodotti industriali sono più che duplicati. Avete delle belle idee! Ma state attenti perché potremmo farvi mangiare le ruote dentate.
Ecco perché, e lo sappia Moravia, la cultura contadina se ne frega delle idee. Il grano non nasce per un’idea E di idee per far nascere il grano in questo secolo ce ne sono state poche.