L’ECOLOGIA NON È UNA IDEOLOGIA

Il Nuovo Amico 29 giugno 2014

L’ECOLOGIA NON È UNA IDEOLOGIA
Le grandi battaglie di Gino e Tullia Girolomoni

di Sergio Pretelli

La rivista Mediterraneo dedica il Dossier 44 a Gino e Tullia Girolomoni, padri dell’agricoltura biologica. Nell’articolo di testa, la figlia Maria comunica la decisione della Fondazione di dedicare una giornata di studio all’anno ai genitori per portare avanti il progetto di Gino di un’agricoltura biologica, legata alla tradizione del rispetto della terra, del paesaggio, della vita umana, vegetale e animale. Una decisone importante perché le sfide sono aperte e non si concludono mai “una volta per tutte”. Gino ha iniziato una lotta impari contro l’agricoltura chimica che dilagava, sostenuta dai pubblici poteri e dai grandi interessi privati, che ne misuravano gli esiti dall’aumento delle rese senza tenere in alcun conto i danni ambientali e antropologici. Di ciò beneficiava la nuova media e grande imprenditoria agricola con la privatizzazione degli utili e con i costi sociali ed ecologici spalmati sulla comunità, compresa la dequalificazione dei prodotti.
Per essere credibili, nella loro immane battaglia, i Girolomoni sapevano che fondamentalmente sarebbe stato l’esempio la testimonianza, impossibili da mostrare e perseverare senza la fede, senza l’aiuto del Creatore di tutte le cose. Testimonianza e fede nella loro famiglia e nel prossimo. C’era nel loro Comune un Monastero in “ruina”. Opera dei Padri Girolamini che l’avevano costruito con le loro mani, sostenuti dalla preghiera e dalla generosità dei credenti. Con Dio al centro della vita, Gino punta da laico e con i laici a ridare vita alle colline che avevano sudato i genitori e a ricostruire il complesso monastico, per aggiungere alla loro testimonianza, un luogo di dialogo, di discussione e di confronto sui modelli del coltivare, del cooperare e del distribuire.
Nei confronti dell’agricoltura chimica Gino ha conseguito dei risultati. Il primo di aver provocato un intervento dei pubblici poteri per un uso della chimica più controllato e quindi meno dannoso; il secondo di aver portato sul mercato, prodotti biologici, offrendo ai consumatori una possibilità di scelta legata alla qualità del prodotto. L’affermazione del bio in Italia e nel mondo non può non ringraziare Girolomoni per esserne stato il pioniere.
Gino e Tullia avevano un’altra battaglia in corso. Quella contro gli OGM, prodotti geneticamente modificati. La senatrice a vita, Elena Cattaneo, sul Corriere della Sera (18.06.2014) ha sostenuto che “l’ecologia è scienza, non ideologia” e pertanto, attraverso opportuni confronti è possibile arrivare ad una convergenza di compatibilità tra le due produzioni. Che in pratica già esiste nel consumo dei prodotti+, come formaggi e prosciutti d’importazione, derivati da animali nutriti con prodotti OGM.
Sostiene la Cattaneo che l’uso dei pesticidi fanno sparire dal campo non solo insetti dannosi, ma anche coccinelle, farfalle, api, passeri e lepri. Anche l’agricoltore biologico deve contrastare i parassiti ed escogitare sempre nuovi sistemi per farlo. Gli agricoltori OGM non avrebbero quei problemi, ma ne avranno sicuramente di altri. Pertanto, conclude la ricercatrice, i tre modelli possono coesistere. Anzi, sostiene, la competizione alza la qualità del prodotto. Come è avvenuto con la battaglia di Gino con il biologico. Il suo fine non era mercantile. Primo obiettivo era prendersi cura del creato, non nella logica del possesso e dello sfruttamento ma in una logica di servizio.
Ecco, la giornata annuale da dedicare a Gino e Tullia può avere questo fine: quello di una precisa attenzione alle norme che regolano la nuova agricoltura, i nuovi processi del biologico, le nuove colture degli OGM. Perché la coesistenza dei modelli, secondo la Cattaneo, può funzionare bene se c’è una convergenza culturale (e normativa) sulle loro finalità e modalità delle nuove coltivazioni.