L’"ALCE NERO" ASSOLTA: PRODUCEVA E POI VENDEVA LA PASTA INTEGRALE

Il Resto del Carlino

Giancarlo Di Ludovico

domenica 19 luglio 1981

Una importante sentenza emessa dal pretore di Urbino.
Non è reato – A giorni la cooperativa procederà al rito della “battitura biologica” del grano – A settembre si chiudono gli incontri per il VI centenario del Monastero – Presto, a Montebello, anche una scuola per i figli di cooperatori
URBINO – Il pretore ha assolto la cooperativa agricola “Alce Nero” di Montebello, dall’accusa di produrre e mettere in vendita la pasta integrale, perché il fatto non costituisce reato. Se la cooperativa ha ottenuto giustizia dal magistrato, e di ciò il presidente dell”Alce Nero” Gino Girolomoni si mostra chiaramente soddisfatto, resta sempre da superare il problema posto dal danno economico subito, ma ciò non preoccupa particolarmente Girolomoni, il quale procede nella vita intrapresa di dare vita ad una agricoltura biologica, motivando anche culturalmente la sua scelta con corsi, convegni, incontri che non di rado hanno come “tema” anche alcuni significativi momenti della vita e della civiltà agricola, quale la battitura (quella degli anni trenta tanto per intenderci).
A giorni si ripeterà il “rito” della battitura del grano e, come nel ‘77, tutti, uomini politici, di cultura, amministratori e cittadini, saranno invitati a prendervi parte. Ma non è solo questo: la cooperativa è intenzionata a portare avanti tutte le attività di documentazione e di ricerca sulla civiltà contadina. Intanto è già pronta la mostra di tele, terrecotte, prodotti in rame e ferro che è stata allestita nel mulino in pietra di Montebello; proprio così, il mulino a pietra, perché l’Alce Nero non si limita a darci prodotti agricoli, quali il grano, l’uva il latte, la carne, di tipo biologico, ma ci da anche la farina, il pane e la pasta ottenuti secondo i metodi di un tempo. In ogni caso, non si tratta di una scelta di “povertà”, ma solo di carattere culturale.
Contemporaneamente a Montebello ci si incontra, si discute, si programma; il 19 e 20 settembre si terrà, a conclusione degli incontri per celebrare il VI centenario di fondazione del Monastero, il terzo convegno sul tema: “Il potere del mondo”, che segue quello del maggio scorso dal titolo “Beati gli ultimi” e quello del settembre 1980 impostato sul quesito: “Vale la pena impegnarsi in una società come questa?”. Ma anche questo non è tutto: recentemente è stato pubblicato il volume: “Lezioni di agricoltura biologica”, con interventi di Francesco  Garofano, Edoardo Wedel, Ivo Totti, Giulio Bennati, Luciano Picchiai, Claude Aubert, che non è altro che il risultato di un corso di istruzione professionale svolto a Isola del Piano proprio sul tema dell’agricoltura biologica.
Il libro è successivo ad una pubblicazione di Gino girolomoni: “Ritorna la vita nelle colline” che è insieme un inno alla vita e un impegno di lavora e è stato più volte recensito, ultimo in ordine di tempo è stato Davidi Lajolo. Fra poco usciranno anche gli atti del primo dei tre con celebrativi della fondazione del Monastero, e quindi tutti gli altri. Spiegare come tutto ciò possa accadere a Montebello, potrebbe apparire retorico; l’unica cosa, per chi ha interesse, è andare a verificare di persona. Ora girolomoni ha anche un altro problema: quello di dare un’istruzione al suo e ai figli dei soci. “Come potrei affidare l’istruzione degli uomini del domani – afferma Girolomoni –ad uno Stato che non è neanche capace di produrre da mangiare per la gente che lo popola, visto che compriamo all’estero il 50% del nostro fabbisogno alimentare? Come potremmo, io e i miei amici, mandare i nostri figli da quei maestri che per 30 anni hanno insegnato ai bambini che la vita e il futuro erano nelle città e nelle industrie e non anche nelle colline e nelle montagne? Come potrei mandare mio figlio nella scuola delle pianure quando ho constatato che quelli che lo hanno fatto prima di me non li hanno visti più tornare? Sapendo queste cose voglio organizzare una scuola elementare che si svolga, intanto nel luogo dove viviamo e nella quale, senza orari rigidi prestabiliti, imparare a leggere o scrivere e la musica e dove il lavoro artistico delle mani abbia un ruolo fondamentale insieme ad un pollaio da gestire, una falegnameria, i lavori dei campi e la tessitura e tutto il resto che si può capire. Senza far diventare, tutto questo lavorare di adolescenti, una dura lotta per la sopravvivenza”.