L’EGITTO DI SEKEMA cominciare dal 1977, lo stesso anno in cui in Italia nasceva la cooperativa Alce Nero, Ibrahim Abouleish, figlio di un piccolo industriale egiziano, rientrava in Egitto dall’Austria dove aveva studiato e dove era diventato un importante imprenditore farmaceutico, comprava settanta ettari di deserto e cominciava a realizzare Sekem, un sogno diventato realtà e dove oggi lavorano duemila persone. Dal 5 al 12 dicembre scorsi un gruppo di 20 imprenditori italiani sono stati ospiti di Sekem e di Ibrahim Abouleish per visitare tutta la sua realtà. Facevano parte della delegazione oltre a chi scrive, Giovanni, Samuele Girolomoni e Francesco Fattori della Coop Alce Nero, Giuseppe e Maddalena Paolini della Rapunzel Italia, Graziano Poggioli e Franca Cottafavi del Caseificio Santa Rita che produce parmigiano reggiano bio da venticinque anni, Marisa di Paoli del laboratorio Aroph Spagiria, che produce a Isola del Piano essenze di erbe officinali, Raffaella Mellano e Renato Coppa della omonima riseria piemontese, e un gruppo di insegnanti e fondatori della scuola Waldorf di Conegliano Veneto composto da Renato e Giustina Selvestrel, Edith Carrer, Claudia Piccin e Carla Santin, Carla Zapparoli, Cristina di Carpegna e Genevieve De Crombrugghe studiose di antrosofia e biodinamica . Sekem produce latte, formaggi, Yogurt, erbe officinali, cotone, tessuti, succhi di frutta, si occupa di istruzione, 300 bambini e ragazzi, che dall’asilo fino alle scuole professionali trovano un futuro attraverso la formazione. Altre duecento persone al giorno, provenienti dai villaggi vicini a Sekem trovano ambulatori medici con le diverse specialità, dove si praticano tutte le medicine dei nostri tempi, da quella omeopatica e ayurvedica, a quelle convenzionali ed erboristiche. Nell’incontro con la nostra delegazione Ibrahim Abouleish ha parlato della nascente Università del Cairo da lui promossa che dotata di dieci facoltà verrà inaugurata il prossimo anno e in cui si insegneranno economia, medicina, architettura basate su un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile. L’amicizia dell’inventore di Sekem con la realtà di Montebello era nata alcuni anni fa quando scoprimmo di aver avuto le medesime intuizioni negli stessi anni ed entrambi avevamo cominciato trasferendosi nei luoghi della “nostra visione” con la famiglia composta da figli di pochi mesi dove non c’era né acqua in casa, né strade, né energia elettrica. Sekem come Montebello e in questo viaggio abbiamo parlato di iniziative comuni da intraprendere per rafforzare la comune amicizia e i rapporti tra culture diverse come il nostro cristianesimo e l’islam di Abouleish.
Quella che segue era la lettera che avevo inviato a Ibrahim, tradotta in tedesco, quale tema da discutere nel nostro incontro.
“Perchè sei riuscito a realizzare la tua visione (e io no)?
La risposta potrebbe essere anche molto semplice e sbrigativa, ma seguimi nel ragionamento.
-Anche io ho pensato un luogo e un’attività agricola per riscattare un’area emarginata e offrire a dei giovani costretti a non seguire le vie dei padri una possibilità di vita nell’artigianato e nell’agricoltura. E per questo nel 1977 nasce la cooperativa Alce Nero, poi nel 2007 la cooperativa Montebello e di gente ne vengono coinvolte un centinaio.
-Anche io quando Samuele, il primogenito, era ora che andasse a scuola ho pensato ad una scuola rurale dove imparare a leggere e scrivere era sottinteso, ma dove si doveva mettere al primo posto la creatività, la tradizione i lavori artigianali e agricoli e… la conoscenza di Dio. Autorizzata dal provveditorato , ma bocciata dai miei soci.
-Quando a Urbino a metà degli anni ottanta si pensa a due nuove facoltà, sono tra i sostenitori della facoltà di Medicina Olistica e di Economia Sostenibile. Saranno mangiate dal “Potere del mondo”.
-Nel 1995 costituisco la Fondazione Alce Nero, si occupa di cultura, religione e svolge il suo mestiere con autorevolezza.
-Nel 1986 faccio nascere nelle Marche l’Associazione marchigiana e nel 1997 l’Associazione Mediterranea per divulgare l’agricoltura biologica e biodinamica.
-Nel 2000 con Guido Ceronetti e sua moglie Erica costituiamo l’ Associazione “Teatro dei Sensibili” perché il teatro è importante nella vita.
-L’accoglienza degli ospiti è praticata dal 1989 con la Locanda Alce Nero
Ho elencato queste cose per far capire la somiglianza con la tua visione Ibrahim, entrambi preparati e determinati, entrambi credenti, ma i risultati sono enormemente differenti: perchè?
La pista di indagine che ti propongo è questa:
Io sono cristiano, tu musulmano.
Io vivo nel cuore dell’Europa che crede solo nel PIL e nella finanza la cui ideologia ha imposto il veto di nominare Dio nella sua costituzione.
Io vivo in un’Europa che adora la democrazia che è un concetto in cui vale il principio che chi non capisce niente e che la sera guarda Il Grande Fratello ha un voto come Umberto Eco.
Nel mondo dove vivo io non ci sono più regole di comportamento soprattutto nel campo degli affetti dove ogni disordine è lecito.
Ibrahim comincia le sue giornate lodando Allah in pubblico, io lo faccio solo in privato.
Io credo di individuare nel concetto di democrazia (e cooperativa) e che cioè siamo tutti uguali, il tarlo del mio insuccesso, insieme al fatto inaudito che l’Europa ha bandito Dio dalle sue Leggi.
Nell’Occidente opulento ed effimero non c’è spazio per le visioni a cui invece i deserti rendono onore.”
L’incontro con Ibrahim
Io non avevo distribuito ai miei compagni di viaggio questo testo per proporlo come tema di discussione perché Ibrahim non mi aveva risposto. Però quando ci incontriamo, giovedì 9 dicembre, mi dice che ha letto il mio messaggio e di stare tranquillo perché è certo che essendo più giovane di lui farò in tempo a realizzare i miei progetti. No Ibrahim, io non realizzerò la mia visione come hai potuto fare tu: io vivo in un continente dove le ceneri dei forni a legna sono considerate rifiuto speciale , dove abbiamo imposte come regole igieniche per gli alimenti le norme delle sale operatorie, dove il letame del bestiame viene considerato pericoloso come l’uranio impoverito.
Quando un’azienda biologica è vicina a un’azienda che usa veleni e pesticidi siamo noi che dobbiamo tenere una distanza di rispetto dall’altra. Carissimo Ibrahim, se da noi apparisse oggi Giovanna d’Arco finirebbe subito davanti a un tribunale che la dichiarerebbe incapace di intendere e di volere, ai suoi genitori toglierebbe la patria potestà e verrebbe affidata a una comunità terapeutica per la rieducazione. L’Occidente finisce dopo aver ucciso i principi veri della democrazia, dopo aver innalzato un idolo inumano: il PIL che deve crescere sempre. L’Occidente muore dopo aver stabilito nelle sue università e nella società che le molecole di sintesi hanno la
stessa funzione di quelle naturali e dopo aver legiferato la possibilità di brevettare le forme viventi anche umane, dopo aver impestato il mondo con gli OGM e centinaia di migliaia di formule chimiche di sintesi che sono mutagene, dopo aver stabilito che siamo tutti uguali, sia chi fissa l’atomo che chi la sera guarda il grande fratello, una grande cooperativa dove abbiamo tutti un voto, sia chi spende la vita per gli altri, sia chi gli altri li avvelena o gli ruba le sue risorse vitali, sia chi prende una pensione di trecento euro sia chi ne prende centomila. Ci aveva visto giusto Henry-Frèderic Amiel che nel 1871 scrive: “Le masse saranno sempre al di sotto della media. Del resto la maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo ai più incapaci le decisioni intorno alle cose più grandi. Sarà la punizione del suo principio astratto di Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille dal giudicarsi, il bambino dall’essere un uomo, il delinquente dal correggersi. Il diritto pubblico basato sull’eguaglianza virtuale andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la diseguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga”.
Il cerchio di fine settimana
Prima il saggio di musica e canti in varie lingue e per tutte le età. Alla fine il saluto di Ibrahim a tutti quanti. Poi alle 16 il grande cerchio a spirale all’aperto, saranno più di cinquecento persone. Ibrahim chiama per nome i responsabili di settore che gli dicono cosa hanno fatto in settimana e cosa faranno sabato, poi qualche benedizione per Allah e il saluto a tutti quanti prima di andarsene. Abouleish mi mette in un punto dal quale passerà gran parte dei presenti, mi concede l’onore di salutare trecento suoi collaboratori che mi passano davanti uno per uno e stringendomi la mano mi dicono il loro nome. Mi colpisce una ragazza, Salima, che mi da la mano senza darmela, come se avessi ricevuto il saluto di un soffio di vento.
L’Università di Heliopolis
Abouleish ci informa che a Heliopolis è in costruzione l’ edificio che ospiterà la sua università
con dieci facoltà: INGEGNERIA con specializzazioni su Acqua, Energie rinnovabili, Elettronica, Architettura sostenibile. ECONOMIA aziendale e commerciale, FARMACIA nella quale è facile intuire che avrà grande spazio la farmacologia naturale, AGRICOLTURA BIOLOGICA E BIODINAMICA con i corsi di Lavorazione suoli e trasformazione alimentari. FISIOTERAPIA. INFERMIERIA. SCIENZE SOCIALI E UMANISTICHE con specializzazioni su : lingue, scienze politiche, pedagogia, sociologia, filosofia. MEDIA , specializzazioni su: giornalismo, Radio e Tv, pubbliche relazioni, pubblicità. ARTI APPLICATE di cui a Sekem abbiamo già visto cosa si intende: musica, canto, arti creative, pittura, euritmia. E’ straordinario questo egiziano illuminato che ha pensato che se il mondo non lo cambiamo tutto e tutti siamo fregati. Infatti ci ha detto che anche lui non avrà realizzato il suo sogno se l’agricoltura biologica non la praticheranno tutti.
Durante la notte mi sveglio e non riesco a riprendere sonno. Penso alla magia dell’Università di Heliopolis e la coerenza del suo messaggio per tutte le discipline che tratterà. Mi piacerebbe dare un contributo nell’orto della sua spiritualità e scrivo il programma di un seminario:
ALLAH L’UNICO DIO DEL MEDITERRANEO
La storia sacra da Ibrahim a Muhammad
Abramo, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Gesù in Egitto
Allah, l’origine del nome
La rivelazione del Sinai
Maometto, l’ultimo profeta
La religione della Bibbia non può dividere, ma unire i suoi seguaci, che debbono custodire il Giardino di Eden e non distruggerlo. Come?
Con l’agricoltura biologica e biodinamica, con la bioarchitettura, con le energie rinnovabili, con la finanza etica, con i lavori manuali, con la passione per l’arte e la musica, con le medicine dolci, con
il rispetto reciproco delle idee, con la pace e la solidarietà. Cristina e Genevieve mi traducono in inglese il progetto e lo lascio a Ibrahim. Ne riparleremo fra un anno.
Una candela nelle tenebre
“Seminai nel tuo nome
e il raccolto viene da Te.
Io accesi questa candela,
oh Signore proteggi la sua luce
nelle tenebre del mondo”.
Così ha scritto Ibrahim in arabo su tutte le pareti di quello che sarà l suo sepolcro, con la consapevolezza che le tenebre possono oscurare la sua luce nel deserto. Lo so che non sono solo a
lamentarmi della scoperta di aver fatto tanto poco nella vita in confronto a ciò che pensavo di poter fare. Anche don Massimo Camisasca di Roma un’estate davanti al monastero mi diceva la sua delusione di aver fatto molto, molto di meno di ciò che pensava da giovane, lui che ha formato più di cento sacerdoti, oggi in giro per il mondo, tra cui il primate della Russia. E così pensò anche il grande profeta dell’Antico Testamento Elia, nel deserto del Sinai. Aveva compiuto prodigi, come l’aver risuscitato l’ unico figlio della vedova di Zarepta, sul monte Carmelo aveva fatto scannare i 450 sacerdoti del dio Baal, per il quale davanti ai suoi pali sacri si sacrificavano bambini. Dobbiamo accettare di essere delle più o meno piccole candele e accontentarci di non stare dalla parte del distruttore, quello che la Creazione la uccide come sacrificio rituale.
Madinat el Fayyum
Nella fattoria della famiglia Iraki, Gamaa e Raisa ci ricevono nel loro villaggio insieme a nipoti, cugini, fratelli. 17 famiglie, 150 persone, ventitre ettari, sette fratelli, Gamaa, Regab, Ahmed, Ramadam, Mohamed, Sayed, Mustafa e Fayda. 40 vacche, 30 asini e cavalli, 20 pecore e soprattutto 20 tonnellate all’anno di camomilla essiccata, 5 di calendula, 15 di basilico, 60 di cipolla, 20 di aglio, 50 di menta piperita, 20 di finocchio , 10 di grano tenero per gli usi di famiglia. Da sempre, da sempre vuol dire almeno da 4 mila anni, nel Fayyum si coltivano erbe officinali grazie all’acqua del Lago Qarun e del Nilo tramite il Bar Yussuf, il canale di Giuseppe, costruito nel XVIII° secolo a.C. e che, guarda caso, è l’epoca corrispondente a Jacob che aveva un figlio venduto schiavo dai suoi fratelli e che divenne vicerè dell’Egitto proprio nel periodo in cui la storia ufficiale narra che avvenne qualcosa di affine: la presa del potere da parte degli Asiatici , gli Hyksos che dominarono l’Egitto per 150 anni. Qui abbiamo visto uno stile di vita come allora, uniche novità le case di cemento e le macchine a motore. Dal luogo dove ci hanno ricevuto e dove ci offrono thè, pane e formaggi si vedono un gruppo di casette con la cupola bianca, come i nostri trulli o le case di Harran il paese dove soggiornò Abramo dopo la fuga da Ur. Non sono abitazioni ma il cimitero della famiglia Iraki. Giriamo i campi di erbe officinali seguiti da uno stuolo di bambini festosi che vogliono farsi fotografare. Ogni tanto stalle all’aperto senza tetto (tanto non piove mai), con 4-5 vacche e asini. Qui si fa un taglio di erba medica al mese, di erbe officinali 3-4 raccolti all’anno: è il dono di una delle terre più fertili del mondo. Acquisto di cesti a Ibshawai, 10 ceste per 70 lire egiziane. Il costo di un piatto di pesce sul lago Qarun, nell’albergo dove veniva a caccia il re Faruk e dove soggiornò Churchill.
Il giorno finisce presto a Sekem
Alle nove di sera sono già nella mia camera. Ma sotto la finestra un dialetto che conosco bene fa rumore fino a tardi : i miei figli, Francesco, Marisa, Maddalena e il nostro Muhtar che ridono a crepapelle per i racconti epici del paese dove ci conosciamo tutti bene e sappiamo tutto di tutti.
Appartenere a un popolo ha di questi vantaggi, si può passare il tempo ascoltando le vicende dei padri e degli anziani, prima che il tempo che viviamo li considerasse dei vuoti a perdere.