LA SCOMPARSA DI GINO GIROLOMONI

Il Nuovo Amico
Alberto Calavalle
25 Marzo 2012

I funerali nella chiesa del monastero di Montebello
URBINO – Con grande partecipazione di quanti lo conoscevano e lo stimavano, si sono svolti domenica a Montebello i funerali di Gino Girolomoni. La cerimonia funebre è stata concelebrata nella chiesa del suo monastero dal vicario generale della diocesi di Urbino don Sandro De Angeli e altri sacerdoti. La chiesa spoglia, ma suggestiva, era stata completata recentemente da lavori di restauro che erano iniziati 40 anni fa con i primi interventi iniziati nel refettorio del convento, interventi che portarono in lunghi anni al totale recupero del grande complesso architettonico, come era in un progetto portato avanti con coraggio e determinazione. Del monastero Gino ne aveva fatto la casa della sua famiglia, dei suoi collaboratori, la sede della sua azienda agricola, un centro vivace di spiritualità e cultura.

Tanti sono stati gli amici che sono venuti a portare il loro saluto a Gino, al punto che molti di loro hanno dovuto seguire la cerimonia dal campo antistante la chiesa, quel campo dal quale era partito il suo progetto di agricoltura biologica perseguito con la tenacia di chi crede in una idea giusta sotto il profilo etico e sociale.

La cerimonia ha trovato i suoi momenti culminanti nelle letture che confermavano il senso della vita di Gino. Commovente e pieno di ammirazione verso il padre è stato il ricordo della figlia Maria, pieno di riconoscenza il discorso del sindaco di Isola del Piano per avere Girolomoni, come iniziatore dell’agricoltura biologica, fatto conoscere il suo paese nel mondo.
Gino si è spento venerdì scorso dopo un improvviso malore. Stava preparando un convegno che avrebbe dovuto tenersi a Montebello il giorno dopo, sabato, su “Lazzaro risorto”.

Lo scorso anno, nell’editoriale della sua rivista trimestrale “Mediterraneo”, nell’occasione dei suoi “40 anni a Montebello”, Gino scriveva: “Montebello è l’angolo di mondo in cui sono venuto a vivere e dove ho fatto mettere le radici a tutte le cose che ritenevo utili alla mia visione del mondo. Questa visione è diventata un programma condiviso in primis dalla mia compagna Tullia, poi dagli amici, dai soci, dai miei figli e prevedeva di ricostruire un antico monastero e vivere di agricoltura. Agricoltura buona però”.

Credeva tanto nella sua idea al punto di farsi riconoscere come il padre dell’Agricoltura biologica. Si fece strada per questo nel mondo, dall’Europa al Giappone, all’Africa, agli USA.

Poco più di un anno fa con grande dolore aveva perduto la moglie, ma aveva continuato a portare avanti i suoi progetti grazie alla vicinanza dei figli e degli amici. Gino era anche un appassionato studioso della Bibbia. Compiva viaggi di studio in Israele, in Turchia, nel Sinai, alla conferma della verità di quanto scritto nei testi sacri. Era anche un uomo dagli interessi culturali molto vasti. Nel suo periodico trimestrale “Mediterraneo”, estendeva l’osservazione sua e dei suoi collaboratori dal biologico, alla ecologia, alla poesia, all’arte, alla teologia.

Lo ricordiamo come un antico patriarca, con la barba che incornicia il suo volto, felice nei suoi campi di grano, nel gesto di accarezzare le spighe che accoglie come una benedizione dal cielo.