La pasta bio di Girolomoni cresce in Usa e Germania

La Stampa del 12 ottobre 2015

di Maurizio Tropeano

Correva l’anno 1971 e un giovane sindaco di Isola del Piano, una piccola realtà in provincia di Pesaro-Urbino, cominciò a promuovere iniziative per valorizzare e sostenere l’antica civiltà contadina. Il suo nome era Gino Girolomoni, il padre del biologico italiano. Adesso, a trentacinque anni di distanza, buona parte della superficie agricola di Isola del Piano è coltivata con il metodo dell’agricoltura biologica. Lì c’è anche la sede di una cooperativa che porta il suo nome, e che nel 2014 ha fatturato oltre 10 milioni di euro, il 21 per cento in più dell’anno precedente.

Un risultato ottenuto soprattutto grazie alle esportazioni che valgono l’85 per cento dell’intera produzione e che riesce ad arrivare in venti paesi. Il mercato principale è la Germania e poi ci sono, Francia, Usa e Giappone. Il cuore del business è la pasta (viene lavorato il mais coltivato da un centinaio di agricoltori) e recentemente è stata inaugurata una linea di pastificazione a pasta lunga che lavora a basse temperature per non alterare le proteine a ciclo continuo. E poi ci sono sughi, passata di pomodoro, olio extravergine d’oliva, zuppe di legumi e cereali. C’è una linea anche per il cibo kosher.

La cooperativa ha 37 dipendenti che continuano a condividere i sogni di Girolomoni ma anche le sue intuizioni imprenditoriali (nel 1977 ha dato vita alla cooperativa Alce Nero poi abbandonata nel 2004 per dissidi con i soci) che però “devono servire per non distruggere la terra”.

Per il proprio fabbisogno energetico, ad esempio, la cooperativa utilizza solo energia elettrica da fonti rinnovabili in parte autoprodotta (un parco di pale eoliche da 20 Kw e un tetto fotovoltaico da 116 Kw), in parte acquistata sul mercato dell’energia elettrica certificata green.