LA COLLINA DI ALCE NERO

Montebello di Urbino, la collina dell’esperienza della cooperativa Alce Nero e dove ha preso vigore il biologico italiano

Trent’anni di lavoro
In questi giorni ho rivisto le immagini del vecchio monastero in rovina e tra queste un unico luogo: il refettorio, con porte e finestre ed un tetto sopra, che un muratore di Isola del Piano, Alfio, l’unico, ebbe il coraggio di metterci le mani. Ma non c’era l’energia elettrica, né l’acqua in casa e ci riscaldavano un camino e una stufa. Anche la strada per arrivarci non era facile da percorrere. In una foto mi ritrovo nella stalla a mungere mucche piene di latte ed in un’altra con un trattore pieno di fieno che era finito, ma con interno mezzo metro di neve. Ho rivisto anche gli amici protagonisti dell’avventura intorno ad una tavola imbandita che mia moglie riusciva a tenere sempre sufficientemente fornita per l’abbondante appetito di tutti in quegli anni giovanili.
Una profonda emozione mi ha suscitato il rileggere uno scritto del 1973, in cui rievoco la vita del mondo contadino della mia infanzia, nel dopoguerra, con i mestieri, i gesti quotidiani, i protagonisti di un mondo che durava da quando Caino si mise a coltivare, dopo i millenni della caccia, della raccolta e della pastorizia. Io ringrazio il Signore, sempre, di avermi fatto nascere in mezzo a questa straordinaria esperienza umana che è la storia degli antichi contadini.
Sono contento del lavoro che sono riuscito a fare con la Cooperativa Alce Nero e sono consapevole che l’agricoltura biologica e biodinamica sono la cura per le profonde ferite della campagna.
Se oggi esiste in Italia un settore che si chiama biologico e rappresenta un volume di affari di 1.600 milioni di euro, io sono consapevole di avere dato un contributo importante affinché ciò potesse realizzarsi: venti libri pubblicati, scritti direttamente o curati, trecento conferenze e incontri dalla Svizzera alla Sicilia, in cui sostenevo il valore e la necessità di questa nuova disciplina e di mantenere un’organizzazione e progetti nuovi alla vita di campagna.
Devo anche confessare che, quando ho cominciato a realizzare Alce Nero, praticavo l’agricoltura biodinamica di cui sono convinto ancora oggi, ma mi sono posto il problema se questo tipo di agricoltura avesse potuto diventare un fenomeno di massa ed essendomi data una risposta negativa sono passato a praticare e diffondere il biologico. Le cinquantamila aziende odierne che praticano il biologico sono una conferma che ci avevo preso.
Cosa fare nelle campagne oggi? È un tema all’ordine del giorno che riguarda tutti. Perché non lasciarsi dalla proposta che oggi offre Montebello?

Montebello oggi
Dopo l’impegno per diffondere la nostra pasta nel mondo ed anche la filosofia di vita che l’ha fatta nascere, soprattutto in Germania, Svizzera, Francia, USA, Gippone (dove sta per uscire il mio libro Alce Nero grida), voglio dedicare una parte del tempo per accogliere quanti si vogliono prendere un periodo di relax in uno degli angoli più belli della provincia di Pesaro e Urbino, e aprire per loro le porte del monastero di Montebello e i suoi seicento anni di storia, la sua biblioteca e i suoi segreti.
Con qualche gruppo magari fare due o tre ore di cammino per sentieri frequentati solo dalle volpi verso il cerquone di Palazzo del Piano, che nacque quando c’era Federico da Montefeltro, e verso Villa la Croce, dove un gruppo di tedeschi ha restaurato quel bellissimo villaggio di pietra. Nel museo sulla vita quotidiana dei nostri padri, allestito nel monastero, è possibile ripercorrere gli usi, i costumi e la storia dei nostri luoghi, e nel prossimo futuro, grazie al Fondo dei Girolamini (l’ordine che è nato qui alla fine del Trecento), trovato nell’archivio segreto Vaticano, sarà allestita anche una mostra sull’Ordine dei Poveri Eremiti di San Girolamo.