GLI OGM LA NUOVA ZIZZANIA

Lettera aperta al ministro Alemanno. I produttori italiani sono in gravissima difficoltà. Assediati da una concorrenza scorretta, dalla burocrazia e soprattutto dal via libera che l’Europa ha dato ai prodotti geneticamente modificati.

I quartieri generali del biologico italiano si sono riuniti a Foligno, chiamati a raccolta da Battista Piras, il nuovo dirigente del settore che sostituisce Ermanno Montanari, che aveva visto nascere la categoria. Nell’introduzione dei lavori, l’onorevole Luca Bellotti ha esordito affermando che oggi, non siamo più all’epoca dei “figli dei fiori” che promettevano il comparto, ma ci troviamo in una fase avanzata dove il biologico è ritenuto il settore trainante e qualificante di tutta l’agricoltura italiana.
Nel mio intervento, in rappresentanza dell’Amab, ho risposto all’elegante provocazione dell’onorevole Bellotti che io non avrei tutta questa fretta di mettere da parte quella stagione dei figli dei fiori, perché se oggi il biologico esiste e ha avuto sucesso, lo dobbiamo a quei tempi di grandi speranze che mi fanno pensare ai primi passi in cui mi ritrovavo, unici compagni di viaggio, proprio gli hippy e i seguaci cristiani di Lanza del Vasto.
Poiché questa convention servirà al governo per varare la nuova legge sull’agricoltura biologica ed avere indicazioni per il semestre europeo, indico i punti che secondo me non possono mancare nell’agenda di Alemanno.
Importazioni dai Paesi terzi.
Considero le importazioni dai Paesi terzi una concorrenza sleale nei confronti dei produttori italiani. Questi prodotti arrivano nel nostro Pese a metà prezzo dei nostri e noi rischiamo di non riuscire a vendere le nostre materie prime. I motivi? Certificazioni non certo severe, come quelle europee che nessuno certifica (salvo gli scandali come in Francia e nelle Puglie); il costo della manodopera senza contributi e a pochi dollari al giorno: l’uso del lavoro minorile. Cosa fare? Controllare rigorosamente la qualità biologica delle importazioni e prescrivere, come fa il marchio “Garanzia Biologico Amab”, le regole del commercio equo e solidale per immetterle nei nostri circuiti.
I piccoli produttori.
Questi due milioni di italiani che si ostinano a coltivare i pezzi più sperduti del nostro Paese non tanto per “andare sul mercato”, ma per il proprio fabbisogno, non possiamo continuare a torturarli con una serie infinita di incombenze e costi come l’iscrizione ogni anno alla Camera di commercio e il pagamento della certificazione biologica, o le norme sanitarie degli ospedali e della Nasa per allevare dieci galline e quattro pecore. (Perché non controllate le centinaia di migliaia di cinghiali che devastano abusivamente le nostre campagne e finiscono in nero nei tavoli dei ristoranti con uguale zelo?). Perché non siamo capaci, per esempio, di pagare a questi piccoli produttori la certificazione biologica e di considerarli una “zona franca” come Livigno e Campione?
Le calamità umane.
Nel mio percorso trentennale di agricoltore biologico, ho partecipato a tutte le scelte di strada da prendere e sono stato testimone anche delle occasioni perdute. Una di queste è stato il regolamento comunitario 2078 che prevedeva interventi per la riduzione dell’impatto ambientale con due misure, una per il biologico e una per il basso impatto ambientale. Ebbene, mentre per il biologico si sapeva bene cosa volesse dire e c’erano rigorosi controlli, per il basso impatto nessuno sapeva cosa volesse dire e non c’è stato nessun controllo: pesticidi e concimi chimici di sintesi anziché diminuire sono aumentati e la misura del basso impatto si è presa il triplo dei fondi. Poi, altra calamità i Leader (Provvidenza della Comunità europea per il sostegno all’economia rurale) che erano un progetto importante e che cosa ne abbiamo fatto? I Gal (Gruppi di azione locale) che consistono in trenta o quaranta uffici in tutto il Paese con 4 o 5 dipendenti e altrettanti presidenti che si sono presi tutte le risorse. Adesso sento parlare di Distretti alimentari e immagino lo scempio simile che ne faranno: ma a noi agricoltori non ce ne frega niente di tutti questi uffici, vanno eliminati anche quelli che ci sono.
Via libera agli ogm.
Il 2 luglio il Parlamento europeo ha abolito la moratoria sugli ogm e ha previsto la coesistenza con le altre coltivazioni, convenzionali e biologiche, ammettendo soglie di tolleranza dello 0,9% per gli ogm autorizzati e dello 0,5% per quelli non autorizzati. Il ministro Alemanno alza bandiera bianca di fronte alla volontà europea e noi agricoltori biologici ci sentiamo persi perché non potremo più fare il nostro mestiere e non lo potranno fare neanche i produttori del tipico italiano.
Pensando al mio futuro, mi vedevo trasferito in Tibet, ma anche lì ci sono i cinesi…; o in galera come Bové, perché saremo costretti a trinciare prima della fioritura le coltivazioni ogm dei nostri vicini. Giorgio Celli ha affermato che la contaminazione attraverso api e vento può avvenire anche a dieci chilometri. Su chi contare per combattere una battaglia simile? I consumatori sono sempre più rassegnati, i partiti sempre più compromessi, la coscienza civile in agonia.
Regioni fate come Ghigo e aiutateci. Province, fate così anche voi.