FARRO E MIELE ALLA RISCOSSA

Panda

Massimo Giardini

3 marzo 1989

Per avviare la produzione biologica nell’Oasi di Pian S. Angelo, il WWF ha scelto la cooperativa Agricola “Alce Nero”. Com’è nata e come funziona un’iniziativa-pilota che ha rivitalizzato un piccolo paese delle Marche e ha tradotto in realtà i sogni di ogni “coltivatore” verde.

Quando, nella primavera 1987, dopo aver tanto insistito sull’importanza di dimostrare ai nostri visitatori delle nostre aree protette che era possibile associare produzione agricola e tutela dell’ambiente, mi sono trovato a dover produrre al WWF un “modello di gestione agricola-biologica” valido non solo dal nostro punto di vista, ma anche, e soprattutto forse, da quello di un agricoltore impegnato a trarre dalla propria attività il necessario guadagno, ho cominciato a valutare a fondo la possibilità di affidare a strutture produttive già affermate nel mondo biologico la gestione di un’area campione.
L’area scelta per tal prova fu quella di Macchiagrande di Focene, per due motivi: primo, perché è collocata a ridosso della zona di Maccarese, coltivata facendo ricorso a tutti i classici “mezzi di produzione” (leggasi concimi chimici e pesticidi) dei quali oggi dispone l’agricoltore convenzionale 8cioè quello “moderno”) e quindi un nostro successo avrebbe avuto un immediato termine di confronto.
Secondo perché proprio nell’area di Maccarese era da tempo in funzione una piccola unità biologica, produttiva, che poteva essere agevolmente impiegata nella zona di nostro interesse.
Purtroppo le difficoltà che si sono presentate durante la realizzazione del progetto, già all’inizio dell’esperienza, sono state tante e tali da impedire di fatto che si giungesse al termine di una prima stagione produttiva con risultati apprezzabili.
Tali difficoltà sono state esclusivamente di natura “burocratica”, legate al fatto che al WWF Italia non è stata concessa dai proprietari dell’area di libertà di pianificare a proprio piacimento l’attività agricola. Di conseguenza, con il rammarico per aver perso un anno ed aver illuso gli agricoltori coinvolti nell’esperienza, ho ritenuto fosse il caso di dedicare i nostri sforzi ad aree nelle quali, grazie ad una diversa sensibilità dei proprietari, fosse possibile operare con tranquillità.
Per ripetere l’esperienza è stata scelta Pian S. Angelo, dove già in precedenza era stata fatta una prima esperienza di coltivazione biologica. Pur essendo gestita in modo produttivo, da anni non si ricorre all’uso massiccio di concimi chimici  non si utilizzano i diserbanti e, cosa molto importante, nella quale il WWF aveva già varato alcuni studi ed esperienze pratiche legate ad una corretta gestione del patrimonio agricolo-ambientale.
Si trattava a questo punto di scegliere la struttura produttiva-biologica alla quale proporre la collaborazione, struttura che avesse i requisiti necessari per affrontare la gestione produttiva di decine di ettari a seminativo.
Il periodo da me dedicato alla preparazione di una proposta di legge “Verde” in materia di agricoltura biologica, mi aveva permesso di stabilire numerosi contatti con diversi produttori biologici, di effettuare un’analisi approfondita del fenomeno agricolo-biologico in Italia e di prendermi di conseguenza la responsabilità di decidere quale fosse la struttura più indicata per il nostro scopo.
Ed è così che, dopo una serie di contatti e di verifiche, nel mese di settembre 1988 ho proposto che, per l’esperienza di pian S. Angelo, il WWF Italia ed i proprietari dell’area si affidassero alla cooperativa agricola “Alce Nero”.
Essa nasce nel 1977 ad Isola del Piano, comune dell’appennino marchigiano in provincia di Pesaro, sulla spinta dei risultati di un’indagine che il suo fondatore ed attuale presidente, Gino girolomoni, aveva fatto svolgere, in qualità di sindaco dello stesso comune, per capire perché in meno di vent’anni, dal 1951 al 1971, la popolazione del comune fosse scesa da 1600 abitanti a 700, registrando l’esodo verso la pianura di oltre il 50% della popolazione contadina, riducendo quest’ultima all’esiguo numero di 300 unità.
L’esodo era stato totale per quei nuclei contadini che abitavano e lavoravano la parte più alta del comune, l’area di Montebello.
La ricerca orientata in diverse direzioni, culturali, economiche e storiche, permise di comprendere come si stesse in pratica perdendo un patrimonio grandissimo, rappresentato da una cultura e da conoscenze tecniche, quali l’arte di fare il pane, il vino, la conoscenza di piante ed erbe ricche di principi attivi per curare la salute, l’armonia di vivere insieme agli animali in un ambiente in cui si sentiva di essere tutt’uno. Dall’indagine emergeva la consapevolezza della fine, con l’esodo dalle campagne, di una cultura millenaria.
La causa venne individuata in motivazioni culturali prima che economiche. Il disprezzo secolare per i lavori manuali, l’identificazione della miseria e della povertà con la campagna e l’agricoltura, la convinzione, di conseguenza, che bastasse cambiare luogo e tipo di lavoro, passando dalla campagne alla periferia delle città, dall’aratro ai cantieri edili, per cambiare il tenore di vita.
La ricerca indicava però anche l’esistenza di quelli che rifiutavano tutto ciò e la loro decisione di non abbandonare il proprio paese di origine e di vivere e lavorare nel luogo dove erano nati.
La presenza su quelle colline di un grande ed antico monastero, il monastero appunto di Montebello, completò il quadro. Quella divenne la sede della cooperativa ed il suo centro operativo.
Oggi la Cooperativa Alce Nero coltiva cereali come grano tenero e duro, segale, avena, orzo, farro, miglio, mais e grano saraceno, per il suo riconosciuto alto valore nutritivo.
Produce inoltre vino (cento ettolitri nel 1987) ed alleva 120 capi di bestiame bovino.
Tutti i cereali prodotti (nel 1988 si prevede una produzione di circa novemila quintali) vengono decorticati, come il miglio, l’orzo ed il grano saraceno, oppure macinati a pietra nei due mulini che sono stati fatti costruire ed installati sul posto, e venduti sia come farine che come paste integrali speciali in circa 400 negozi specializzati in Italia ed in altri 500 in Germania. Attualmente sta entrando in funzione anche un pastificio, costruito nel terreno della cooperativa che avrà una capacità produttiva di 200 quintali di pasta al giorno.
La distribuzione del prodotto finito, farina, pasta, miele, vino, cereali, legumi, passato di pomodoro, confetture, viene curata direttamente dalla cooperativa con i propri mezzi.
Le persone che lavorano a tempo pieno nella cooperativa sono 15, compresi quattro addetti alla stalla ed alla coltivazione dei 200 ettari di terra che la cooperativa ha acquistato.
Sempre nel 1988 è entrato in funzione un generatore eolico da 200 Kw, per il 70% finanziato dalla Regione Marche, che si intende rendere autosufficiente per il fabbisogno energetico dell’azienda con un secondo impianto in parallelo di produzioni agricole, che possa alimentare i generatori di corrente.
I cereali prodotti vengono raccolti in appositi silos e mossi meccanicamente ogni settimana per la loro conservazione.
Oltre alle cinque fattorie che compongono la cooperativa Alce Nero, vengono stipulate ogni anno convenzioni di produzione con un’altra quarantina di aziende agricole di dimensioni comprese tra i 20 ed i 30 ettari, le quali vengono seguite dai tecnici di fiducia della cooperativa (Egon Giovannini ed Ivo totti) per assicurare il rispetto delle tecniche biologiche di produzione.
Questo è il sistema di collaborazione definito alcuni giorni or sono per Pian S. Angelo.
I cereali prodotti da aziende che per la prima volta propongono l’acquisto della loro produzione, vengono fatti analizzare presso centri specializzati per stabilire non solo l’assenza di residui ma anche il loro valore nutritivo in base all’energia che emanano. Sui campi viene effettuata l’alternanza dei cereali con foraggi e leguminose, e la concimazione è soltanto organica proveniente dalle compostazioni fatte presso la cooperativa o mediante l’utilizzo di prodotti industriali accuratamente controllati per accertare l’assoluta assenza di resti di medicinali (es. antibiotici nella pollina) o metalli pesanti in sostane organiche trasformate industrialmente.
Queste due metodologie, concimazioni e rotazioni, rendono possibile la presenza nei terreni di quel tre/quattro per cento di humus indispensabili alla formazione di un alimento vero e non di un suo surrogato.
È bene precisare un aspetto fondamentale dell’agricoltura sana e dell’alimentazione naturale: il pericolo grandissimo dei residui nei cereali lo conoscono tutti, non altrettanto bene si conosce il grave danno dello squilibrio della composizione di un cereale, di un legume, di un frutto, di un’erba.
L’ultimo progetto al quale la cooperativa Alce Nero sta lavorando è la costruzione di un villaggio di dieci case, nelle vicinanze dei campi coltivati, per quei soci e dipendenti che attualmente vivono in paese, lontano dal monastero di Montebello, sede legale della cooperativa stessa e residenza di alcuni soci, ed il restauro di tutte le case coloniche dell’azienda da destinare all’agriturismo.
Quando tra un paio d’anni si saranno stabiliti i residenti nelle nuove case, si sarà realizzato il progetto iniziale che prevedeva di far tornare la vita sulle colline di Montebello, con lo stesso numero di persone che ci vivevano all’epoca della cultura contadina, ma con un’attività ed un reddito paritetico a quello delle altre categorie di lavoratori delle pianure.
La cooperativa Alce Nero è una realtà, non è il frutto di sogni ispirati dal desiderio di vedere nuovamente nelle nostre campagne qualche cosa che temiamo si stia perdendo per sempre.
La cosa più bella di tutto questo, a mio parere, è che tutto ciò è opera di uomini che hanno preso come punto di riferime3nto per elaborare i propri programmi non uno dei tanti modelli produttivi sballati dei nostri tempi, ma il ricordo di qualche cosa che funzionava e che si stava inesorabilmente perdendo. Riuscendo alla fine a dimostrare la validità delle proprie intuizioni anche in un settore, come appunto quello dell’agricoltura, che purtroppo sembra aver perso oggi ogni legame ed ogni riferimento con le sue radici, innegabilmente affondate in un rapporto ed in una coesistenza uomo-natura sicuramente diversi da quelli odierni.