FANNO TORNARE IL PASSATO PER CONTINUARE A VIVERE

il Resto del Carlino

Giancarlo Di Ludovico

01 aprile 1975

Inaugurata in questi giorni una interessante Mostra - Mercato a Urbino di prodotti artigianali nella casa di Raffaello

A cura del comune di Isola del Piano, sono esposte coperte e lenzuola, asciugamani e camicie, il tutto lavorato in antichi telai – Terreni coltivati senza fertilizzanti e vecchi strumenti artigianali

Urbino, 1 aprile
Nei locali della Bottega di Giovanni presso la Casa di Raffaello ad Urbino si è inaugurata in questi giorni una mostra- mercato del tutto singolare, ma perfettamente congeniale all’ambiente. Vi sono esposte coperte, tele per lenzuola e vestiti, asciugamani, camicie e altri “pezzi” del genere. Ci sarebbe di che gridare allo scandalo vedendo la casa natale del grande pittore profanata dai prodotti del più banale consumismo se non si trattasse del frutto di mani abilissime che, muovendosi con ritmo rituale su antichi telai, non avessero offerto la caratteristica di quelle particolari espressioni artigiane che racchiudono il prestigio dell’arte.
Il comune di Isola del Piano che ha organizzato la mostra (in collaborazione col comune di Urbino, auspice l’Accademia Raffaello) ha inteso proseguire un discorso, iniziato nel luglio del ’73 con una esposizione di attrezzature agricole e di strumenti tradizionali tuttora usati.
Ma l’intenzione non è di fermarsi qui; sembra ci sia la ferma decisione di proseguire con un programma di ampio respiro con il fine di restituire alla terra la sua funzione di nutrire la comunità sottraendola però agli effetti negativi della tecnologia che attraverso fertilizzanti, anticrittogamici, erbici, antiparassitari vari, oltre a danneggiare la salute dell’operatore agricolo, inquinano sempre di più la terra fino quasi a farne un prodotto sintetico.
La nostra ambizione - diceva il sindaco di Isola del Piano, Gino Girolomoni - è quella di riuscire a caratterizzare il nostro paese come un centro agricolo – artigianale autosufficiente, con terreni coltivati senza fertilizzanti, con mulini a macina di pietra, con artigiani che creano i loro prodotti attraverso antichi strumenti come i telai, con un’arte trasmessa gelosamente di generazione in generazione. Si sente indubbiamente in queste intenzioni un amore infinito per la natura e per la terra, il desiderio quasi struggente di un popolo di non essere sopraffatto e sconfitto dal cosiddetto progresso.
Ha scritto il sindaco Girolomoni: “Il molino di pietra è dell’ultimo scalpellino che c’è rimasto a isola; le pistole per portoni sono dell’unico fabbro; le sedie le ha fatte uno dei pochi contadini che le sa ancora fare; le scarpe l’unico calzolaio che c’è rimasto e i cesti e i canestri di canna, passata la generazione di mio padre,non li saprà fare più nessuno. Se è vero che indietro non si torna, è vero anche (o almeno molto probabile) che avanti c’è il caos. Solo se la gente di Isola del Piano saprà fare ancora queste cose, potrà sopravvivere”.
Sena dubbio la mostra di Urbino farà ringiovanire molti visitatori e lo abbiamo constatato già nel giorno dell’inaugurazione. Farà riscoprire la gioia di vivere e fornirà l’occasione anche per acquistare alcuni pezzi di rara abilità artigiana o di prenotarli per coloro che non riusciranno ad entrarne subito in possesso.
Si darà anche l’opportunità alla gente di Isola di continuare a credere in quello che fa ed indurre i giovani a restare e continuare una nobile tradizione se l’opinione pubblica favorirà l’ampliarsi del mercato di vendita. Diversi gruppi di consumatori, appositamente organizzati in gruppi di acquisto, di grandi e lontane città italiane si rivolgono a Isola per chiedere prodotti cresciuti in terreni non fertilizzati (grano, granoturco, legumi) e dell’artigianato tradizionale (coperte, tele, confezioni), confermando che le iniziative di Isola non sono astratte e anacronistiche, ma corrispondono a esigenze e intuizioni largamente diffuse.
Con la mostra di Urbino la piccola comunità di Isola del Piano, a cavallo delle statali Urbinate e Flaminia, ha dimostrato di meritare tutto il plauso e la solidarietà che si offrono alla gente di fede.