DOPO CINQUE SECOLI È TORNATO IL DUCA

Il Resto del Carlino

Giancarlo Di Ludovico

30 agosto 1982

Folla mai vista ad Urbino per Federico

URBINO – Le luci della sera si facevano sempre più fioche e i lavoranti erano impegnati a strappare alla notte gli ultimi barlumi del giorno che soccombeva per terminare la loro opera. I colpi di bastone si susseguivano sempre più fitti sui mucchi di spighe di frumento sparsi sul terreno, la pietra della macina sembrava affrettare i suoi giri per trasformare gli ultimi pugni di grano, nel torchio i bei grappoli d’uva avevano ormai dato il meglio di sé, le coppie di buoi attendevano pazientemente di essere liberate dal giogo, il maniscalco tentava di soddisfare le esigenze di un cavaliere frettoloso.
Così appariva, venerdì 27, il palazzo antistante l’ingresso del palazzo del Signore di Urbino; anzi, c’erano anche tanti altri artigiani: il sediaio, il calzolaro, il fabbro, lo scalpellino, tutti intenti al rispettivo lavoro con strumenti e attrezzi del 400.
Che cosa è più naturale, dunque, che vedere apparire ad un certo momento il duca Federico? Ed è arrivato, con l’occhio “losco” e “snasato”. Anche se montava una lussuosa Rolls Royce anni 20, tutti lo hanno visto in groppa ad un superbo destriero alla testa dei fedeli e coraggiosi soldati della legione feltria. Cinquemila e più persone ammutolite nella grande piazza Rinascimento hanno ascoltato le parole del Duca, hanno visto le finestre del palazzo aprirsi e delinearsi i volti di Battista Sforza e di altre dame della corte, Hanno assistito al “ritorno” di Federico nella sua dimora, sono state portate come per incanto , in una dimensione antica.
Giorgio Albertazzi è stato un grande “Federico”; ha riproposto il politico, il capitano d’armi, il mecenate, l’uomo di cultura, pur dopo cinquecento secoli di “silenzio”, ha magistralmente interpretato tutti i ruoli. Il sindaco (Claudio Lorimer) che lo ha accolto in questo immaginario ritorno, ha cercato di illustrargli la nuova realtà e ne è scaturito un dialogo arguto e profondo, misurato e vivace, sul presente e sul passato. C’era anche Giovanni Santi (Sergio Basile): “se c’è il Furlo è della natura il merito e il Pertugio nella pietra è dei romani e il foro piolo è degli etruschi, ma se nei secoli futuri parleremo ancora di Urbino è suo il merito” dirà il padre di Raffaello.
Quando il duca se ne riparte, la folla sembra scuotersi da un lungo torpore ed esplodere in un lungo, caldo applauso. Ma è davvero partito il Duca? Oppure se n’è andato solo Giorgio Albertazzi? Il successo della manifestazione è stato pieno e gli spettatori, tra cui oltre un migliaio di partecipanti al meeting dell’amicizia di Rimini, lo hanno sottolineato calorosamente.
Bravissimo Giorgio Albertazzi, vero signore delle scene, indovinato il testo di Gino girolomoni, interessanti i quadri di vita quattrocentesca e i canti del gruppo “La Macina”.
L’organizzazione è stata della Cooperativa agricola Monte Nero nello Cesane. La Rolls Royce è stata gentilmente messa a disposizione da Galeazzo Bottini di Pesaro; hanno patrocinato l’iniziativa la Regione Marche e il Comune di Urbino. La manifestazione si inquadra nell’ambito delle celebrazioni per il 5° centenario della morte di Federico da Montefeltro.