CUSTODI, NON PROPRIETARI DELLA TERRA

IL NUOVO AMICO 15 febbraio 2015

      URBINO – Un monito di papa Francesco che porta direttamente a pensare a Tullia e Gino Girolomoni, al loro amore per la natura, alle loro battaglie per l’agricoltura biologica e al rifiuto degli OGM, dei semi geneticamente modificati. Dopo il TAR anche il Consiglio di Stato ha bocciato le semine OGM con il motivo della insufficiente tutela dell’ambiente e delle biodiversità. “Un successo per l’agricoltura di qualità”, così si sono espressi con enfasi gli ambientalisti e la stessa Coldiretti. Un riconoscimento alla lunga battaglia dei pionieri di Montebello e Isola del Piano che, dagli anni sessanta, contro tutte le avversità, di leggi, istituzioni e tendenze di mercato, fondarono l’agricoltura biologica, presente oggi in Italia con 50 mila aziende ed oltre un milione di ettari di terreni coltivati. Dati riportati nella rivista Mediterraneo (n. 46) della Fondazione Girolomoni Edizioni, con un ampio e significativo dossier sugli OGM che contengono geni estranei ottenuti in laboratorio con un processo chimico estraneo alle leggi di natura. Finalizzato unicamente ad arricchire le aziende monopolistiche produttrici di detti semi, con danni alla società del genere umano e all’ambiente. E dove sono stati introdotti non hanno aumentato le rese produttive, non hanno fornito protezioni contro i parassiti, arricchendo solo i monopoli della produzione e della distribuzione. Nemmeno si sono studiate e ipotizzate le conseguenze nel lungo periodo.

Quando Girolomoni iniziò la sua battaglia per la bio agricoltura, la grande maggioranza degli agricoltori aveva abbandonato il concime organico a favore di quello chimico. Con un uso così massiccio e smodato che, nel giro di pochi anni lasciava intravvedere la desertificazione della terra, con progressiva riduzione delle rese e dei caratteri organolettici dei prodotti. Tanto che il mercato iniziò a privilegiare il prodotto biologico che continua a espandersi, premiando la lungimiranza, la caparbietà e la fede di Gino.

Cantava Gino: “La terra è la mia preghiera”. Un atto di fede che ha trovato sostenitori tra i giovani e gli intellettuali. Il convento di Montebello, eretto 600 anni fa dal beato Pietro Gambacorta, girolamino pisano, continua oggi la sua avventura di fede, nello stesso convento restaurato dai Girolomoni, sede di incontri per dibattiti, di studio e di testimonianze, con consensi ed adesioni sempre più estesi. Il regista Ermanno Olmi ha detto recentemente che la speranza per il futuro è il ritorno alla terra. Non si deve alterare la sacralità del cibo. Indicando per l’Expò di Milano, come priorità assoluta, la sincerità del prodotto che è il risultato del rapporto naturale tra l’uomo e la terra. Che ritroviamo nel monito del papa: di custodire con tenerezza la madre terra che chiede rispetto e non violenza, né l’arroganza da padroni. Non si può violentare la terra, perché essa prima o poi si vendica. Lo vediamo nelle esondazioni, negli smottamenti e nelle frane di questi giorni. Papa Francesco, che sta lavorando a un’enciclica sulla custodia del creato, ripete spesso il detto di un vecchio contadino. “Dio perdona sempre, gli uomini talvolta, la natura mai”. 

Sergio Pretelli