CROCIATE CONTRO LA SEMPLICITÀ

I consumi alimentari che cambiano

In questi ultimi dieci anni si è parlato molto di aree emarginate, di quale agricoltura per l’alta collina, ma soltanto perché ci si è accorti che le colline franano, che i baschi che servono per le gite domenicali per gli abitanti delle città sono spariti, che l’agricoltura per i cacciatori è meglio che non ci sia così che non avvelenano la selvaggina e si può andare dappertutto senza il fastidio delle colture che può provocare qualche cagnara con i proprietari del fondo e qualche volta anche il morto. E allora a qualcuno viene fuori magari l’idea di trasformare gli ultimi agricoltori rimasti come guardiani del museo, che è quello che resta dell’ambiente, che deve essere sempre a disposizione per il tempo libero degli abitanti delle pianure. Prima ancora di questi anni il problema agricolo era stato l’ultima spiaggia per i negrieri moderni: alle industrie nascenti della città serviva manodopera e la sinistra benediceva l’esodo perché così quei bifolchi un po’ conservatori sarebbero diventati bifolchi completamente proletari.
Non solo la campagna ha dato i suoi figli per abitare le città, magari le periferie delle città, ma soprattutto anche per costruirle le città, e ha dato i suoi spazi per le strade, per gli svincoli delle strade, per le fabbriche di cui un terzo vuote, per i verdi cittadini, per i verdi attrezzati, per i poli di sviluppo, per le zone di rispetto, per i PEEP, per le aree di servizio sociale, per gli stadi e le palestre, ma convinta dalla “malavita laureata cittadina” (per usare una frase di Guido Ceronetti) si è data completamente alla prostituzione dei nuovi mediti agronomici pieni di monocolture, antiparassitari, pesticidi che le hanno già distrutto la fertilità e avvelenato le falde acquifere. E poi i deficienti di turno hanno ancora il coraggio di sghignazzare sull’agricoltura biologica, anche dopo l’atrazina, il temik, l’agonia dell’Adriatico che sono solo l’antipasto di un pranzo di imperatori romani.
Ma come si è arrivati a questa situazione dell’ambiente, degli agricoltori, della salute, degli alimenti da film dell’orrore? Ho dedicato molti anni a riflettere su questa domanda, prima di mettermi a fare l’agricoltore biologico, in diversi dei quali mi sono lasciato coinvolgere anche quale sindaco di uno degli ottimali comuni della Repubblica. E il tentativo di dare una risposta mi ha portato molto lontano, verso la fine del ‘700, con l’illuminismo, la nascita dell’industria, il trionfo della Ragione, ovvero il potere della verità di moda e il disprezzo per i contadini, gli artigiani, i pastori, di tutti cioè quei mestieri manuali autonomi (anche i mezzadri, pur nella grande miseria economica, erano lavoratori autonomi).
Questo disprezzo, manifestato in tanti modi, non colpiva però i lavoratori manuali dipendenti, che in seguito sarebbero stati chiamati operai (da costruttori di Opere) e per i quali si sarebbe inventata l’ideologia scientifica con le sue leggi di tutela, i suoi codici di comportamento, un po’ inquadrati, un po’ troppo in serie, forse si, ma senza più l’odore della merda del bestiame, senza più il sudore dei campi, senza più il fango in inverno nelle strade e la polvere d’estate. E via a diffondere il nuovo verbo con le bande musicali, con gli eserciti, con la monarchia, con il fascismo, con la Repubblica, con la pubblica istruzione, con lo spettacolo, con la televisione. Ci vorranno due secoli per capire che siamo stati fregati tutti, sia noi contadini lavoratori autonomi e manuali rimasti nella campagna pulita, sia loro cittadini lavoratori manuali dipendenti che sono gli unici a pagare le tasse, per mantenere i partiti, i Comuni, la Sanità che è un casino, il Parlamento che non fa più neanche le leggi e quando fa quelle che riguardano l’economia non tiene mai conto di quello che non è multinazionale, legato ad ambienti e realtà ben precise, a fini di sviluppo effettivo e reale e non teorico, delle aree emarginate, delle più modeste produzioni.
In genere si obietta con il luogo comune che essendo il Parlamento la rappresentanza diretta del popolo non può non essere sensibile alle esigenze che vengono dal basso (intendo forse per “basso” quello che il mio dialetto intende per quanto c’è in fondo al ventre). Ma se fosse vero, chi è allora che ha fatto la Legge 580 del ’67 che stabilisce come deve essere trasformato il grano duro in tenero, chi è che ha inventato il tappo fiscale per il vino con i registri di carico scarico, chi è che ha stabilito che le uova messe in vendita debbono essere confezionate ed avere tutte lo stesso peso, chi è che ha stabilito che il pane deve essere confezionato?
Con queste norme e leggi sono spariti tutti i mulini a pietra e i pastifici del Mezzogiorno e delle isole ad essi collegati perché in base a questa famigerata legge 580 con essi non si può assolutamente ottenere una farina per fare la pasta avente le caratteristiche previste dalla legge. Chi è che aveva messo in giro la brillante idea che le fibre fossero dannose alla salute e addirittura cancerogene? (Tra l’altro questa idea rappresenta la documentazione scientifica a supporto dei legislatori). Adesso i sostenitori di quei cibi “bianchi” mangiano tutti la crusca che la disprezzata cultura contadina aveva sempre dato soltanto al bestiame. L’idea della raffinazione degli alimenti è stato un bel gioco per impadronirsi in quegli anni ’60 delle materie prime agricole da parte della nascente agro-industria. Con il tappo fiscale del vino sono spariti dalla circolazione tutti i piccoli produttori che in genere erano coltivatori diretti perché è impensabile per loro tutta quella burocrazia casalinga di libri e registri da tenere aggiornati. La storia delle uova tutte uguali e confezionate ha fatto sparire invece nei mercati locali tutte quelle donne più o meno anziane che vendevano le uova dei propri pollai e il pane da confezionare farà sparire tutti i piccoli forni della collina e della montagna italiana, per i quali è impensabile, dopo l’acquisto del registratore di cassa anche l’acquisto della confezionatrice.
Non c’è spazio in questa società per ciò che è semplice e modesto: perfino il latte fresco intero e crudo, che sarebbe l’alimento più semplice del mondo, è proibito. Non passerà molto tempo, se perdurerà l’idea dominante della crociata contro i batteri, che faranno sterilizzare anche il latte materno dentro le tette. Quella legge 580 del 1967 che nacque con il sostegno scientifico della dannosità delle fibre, adesso che l’hanno capita tutti l’utilità di queste, soprattutto se vengono lasciate negli alimenti in cui si trovano senza aggiungerle a parte, è ancora in vigore e vieta a un libero cittadino di uno stato libero e democratico laico e progressista di mangiare la pasta con l’orzo, o con la segale, o con il grano saraceno o con la soia o con quello che a ognuno piace, pare o fa comodo. Che negli ultimi dieci o quindici anni ci siano nel nostro paese un milione di italiani che si sono posti il problema di come o casa mangiare e che soprattutto hanno scelto di mangiare cibi che provengono da un’agricoltura ecologica e che nella trasformazione non vengano separati del proprio contenuto e ai quali non venga aggiunto nessun additivo, nessun conservante, nessun colorante, questo fatto non interessa ai burocratici romani sulle sedie a rotelle del ministero. Per loro quel milione di italiani sono solo una “fibra grezza” trascurabile, anarchici del cibo integrale vero, terroristi dell’alimentazione, vegetariani e macrobiotici.
Che nei cibi convenzionali in circolazione ci siano quasi due milioni di veleni che in questo secolo abbiamo inventato e che la medicina omeopatica tedesca ha catalogato e ne ha prodotto gli antidoti perchè indispensabili per curare gli effetti, a loro non interessa. L’importante è che i cibi siano “bianchi” e sterilizzati: il diavolo sono i batteri! Io che sono un cristiano irriducibile e non pentito e che nel diavolo ci crede per davvero, penso che nella testa di questa gente ci sia veramente il suo zampino perché altrimenti non sarebbe ipotizzabile da menti soltanto umane stabilire per legge che gli aromi sinteticipossano essere chiamati naturali, che per salvare il turismo si aumentino i limiti di pericolosità del mare, che si permetta l’inserimento nel mercato di sostanze di cui non è provata la nocività anziché permettere il consumo soltanto a quelle sostanze di cui è provata la non nocività. Come non capire la dannosità degli alimenti squilibrati, che contengono in dosi troppo elevate azoto, fosforo e potassio e niente degli altri minerali di cui invece l’organismo ha bisogno? Come non chiedersi cosa contenga la Coca-cola che toglie la ruggine dal ferro e le macchie dai vestiti? Come non collegare l’aumento della morbilità con alimentazioni squilibrate e inquinate dai residui dell’agricoltura, della trasformazione e della conservazione?
Come non capire che lasceremo alla generazione futura non la campagna ma un deserto? Tutto ciò per me è possibile solo pensando alla presenza del principe del mondo delle tenebre nella nostra vita, il principe della distruzione che proprio attraverso queste belle trovate attua il suo piano distruttivo della vita e dell’intelligenza.
No, qui non si tratta solo della morte dell’agricoltura e dell’ambiente, delle modeste attività economiche, dei contadini e degli artigiani, qui si tratta di qualcosa di ben più grande e profondo: la fine dell’intelligenza e della dignità umana. Ma io come uomo seguace del falegname di Nazaret grido che non ci stò. Mi riporterete ancora tante volte davanti al magistrato, mi brucerete sulla piazza o di nascosto, ma non mi vedrete portare l’incenso al distruttore.
“Sulle tue mura Gerusalemme ho posto delle sentinelle che per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai” (Isaia 62,6)