AGRICOLTURA FA RIMA CON CULTURA

Panorama

Elisabetta Rasy

5 ottobre 1981

Si può creare una nuova società? Teste d’uovo e agricoltori ci provano in un monastero marchigiano
L’ultimo ad arrivare, sandali da frate e una sciarpa da contadino peruviano gettata negligentemente su una spalla, è stato Ivan Illich, il singolare scrittore sociologo viennese di nascita messicano d’adozione. Gli altri, dopo due giorni di animate discussioni sull’Apocalisse, stavano per partire. Illich senza parlare in pubblico ha chiacchierato distesamente e perfettamente a suo agio alla grande tavolata di mezzogiorno. Insieme a Guido Ceronetti, Sergio Quinzio, Massimo Cacciari, Paolo Volponi e molti altri esponenti dell’intellighentia italiana, è uno degli ospiti fissi del monastero di Montebello.
Recuperato nel 1975 da un abbandono secolare, il vecchio convento ha assunto nel giro di pochi anni una fisionomia assolutamente particolare. La conferma l’ha data nel penultimo week-end di settembre il convegno su “Tempo e Apocalisse: il potere del mondo e il suo destino”: A discutere non c’erano solo teologi o studiosi della Bibbia, come ci si poteva aspettare. C’erano anche giovani filosofi marxisti d’avanguardia (oltre Cacciari, Giorgio Frank, Michele Berteggia, Maurizio Campa, Fabrizio Desideri), l’ideologo di Comunione  Liberazione Dal masso con una piccola schiera di adepti al seguito, una rappresentanza della casa editrice cattolica Jaca Book, il capogruppo democristiano alla Camera Gerardo Bianco, il fratello di Guido Bodrato, Aldo. E accanto a loro, un ruolo non meno rilevante nell’incontro l’ha avuto un gruppo di agricoltori d’avanguardia, che nel monastero di Montebello hanno ormai  n insolubile punto di riferimento.
Nei 60 ettari di terra che circondano la costruzione tuttora semidiroccata, dal 1977 lavora infatti una cooperativa agricola, la Alce Nero, che produce farine, cereali, vino, formaggio, carne. Banditi i concimi chimici e ogni procedimento di produzione industriale, tutto è rigorosamente ecologico e artigianale. Non solo. Il monastero-azienda di Montebello funziona anche da università per l’agricoltura d’avanguardia. Fondamentale per i nuovi sostenitori di un ritorno alla terra è un corso di agricoltura biologica raccolto in volume dopo un seminario della primavera del ’78.
L’idea di mettere insieme rilancio dell’agricoltura e cultura, ecologia e filosofia in una zona franca e antiistituzionale l’ha avuta un ex-emigrante di 35 anni, Gino Girolomoni (come indipendente nelle liste del Pci) sindaco del paesino ai piedi del monastero, Isola del piano. Cattolico convinto e battagliero, ma senza pregiudizi, Girolomoni ha messo in piedi la cooperativa agricola coinvolgendo nell’impresa giovani iscritti alle liste di disoccupazione previste dalla legge 285 e agricoltori di vecchia data. E quattro anni fa, ha convinto il biblista Sergio Quinzio a trasferirsi a Isola del Piano e a diventare di fatto l’eminenza grigia dell’attività del monastero.
Insieme hanno organizzato tre convegni. “Vale la pena impegnarsi per una società come questa?” è stato il titolo programmatico del primo, seguito da “Beati gli ultimi2, un incontro sul destino delle minoranze (tra cui i contadini italiani superstiti, che Girolomoni paragona agli indiani d’America perseguitati e cacciati nelle riserve-ghetto), fino a quest’ultimo sull’Apocalisse. Organizzati per celebrare il sesto centenario della fondazione del monastero, i tre convegni, avverte Girolomoni, non sono che l’inizio. “Riunendo credenti e non credenti” afferma convinto “abolendo steccati politici e ideologici, Montebello offre a tutti il suggerimento di una nuova dimensione di vita”.